I no global fanno Resistenza alla sinistra

(...) relatore ufficiale alla cerimonia in piazza a Genova, c’era già stato, come dire?, qualche screzio al vetriolo nei giorni scorsi: botta e risposta a distanza sulla bontà della lista civica, che lei ha preteso fortissimamente di fare e che il compagno Sergio ha bocciato di brutto. Va be’ che poi lei è sbottata: «Comincio a essere un po’ stufa delle sue esternazioni, di queste sue stilettate che non capisco e non voglio capire». Ma che adesso sempre lei, Marta, arrivasse al punto di disertare la presenza annunciata alla manifestazione del 25 Aprile, per non incontrare Cofferati, via, non ci credeva nessuno. O forse, chissà, solo il drappello di contestatori (pure questi annunciati) che si è adunato, militarmente inquadrato e coperto, in piazza Matteotti per fischiare il sindaco diessino di Bologna. I soliti maliziosi hanno subito associato le due cose: è questa la vera ragione dell’assenza di Supermarta, tuttora europarlamentare e quindi investita del ruolo istituzionale, alla manifestazione del 25 Aprile nella sua Genova, prima città liberata del Nord Italia e medaglia d’oro della Resistenza. L’assenza, dunque, è dovuta al fatto - due piccioni con una fava - di non volersi confondere con il compagno-amico-acerrimonemico Cofferati, e nello stesso tempo evitare di contestare a sua volta i contestatori dei centri sociali, maggiorenni ed elettori. Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci s’azzecca. E questo potrebbe essere il caso.
Alle 10 in punto, quando il corteo dei rappresentanti delle istituzioni si mette in marcia alla volta verso De Ferrari, Marta non si trova. E la sua latitanza persiste, e viene notata, lungo tutto l’itinerario e sul palco di piazza Matteotti, al momento delle orazioni (laiche) del sindaco Giuseppe Pericu e del collega bolognese. Entrambi fischiettati a più riprese da quei buontemponi dei centri sociali occupati e autogestiti. I giovinotti, che nel frattempo hanno guadagnato proseliti, espongono uno striscione con scritto «Chi sgombera e reprime non parli di Resistenza», quindi sfogano l’estro zufolante di cui sono maestri. Ma Cofferati reagisce: «I più anziani - replica, tagliente, ai disturbatori - hanno vissuto momenti più difficili dei vostri, ma nonostante questo ci hanno insegnato la tolleranza che voi non conoscete, e hanno combattuto per il rispetto delle idee degli altri».
Il primo cittadino di Bologna riceve l’immediata solidarietà della piazza e dei rappresentanti delle amministrazioni locali. In mezzo alla gente, anche i candidati della Casa delle libertà a sindaco e presidente della Provincia, Enrico Musso e Renata Oliveri, e l’ex governatore Sandro Biasotti, ma a titolo personale, per evitare interferenze con la campagna per le amministrative. Preferiscono evitare commenti sull’assenza di Marta Vincenzi. A parlare, invece, sottolineando «le contraddizioni della candidata a succedere a Pericu» è Giuseppe Costa, capogruppo di Forza Italia a Palazzo Tursi, secondo cui «è grave - aggiunge Costa - che questo rapporto con la sinistra radicale, con i centri sociali non sia mai stato chiarito da lei e dai partiti del centrosinistra che, sia detto per inciso, hanno disertato in massa la cerimonia in piazza Matteotti. In questo senso, la contestazione nei confronti di Sergio Cofferati dimostra evidentemente che Genova paga ancora l’equivoco fondamentale che impedisce di definire il ruolo e il rapporto con questi movimenti». Chiamata in causa, Marta taglia corto: «Con Cofferati abbiamo già chiarito, e con i centri sociali non vedo come si possa creare un caso». Via, andiamo: come si fa a pensar male, diavolo di un Andreotti?