I no global ora spaccano la giunta rossa di Verona

Rapporto dell’Arpa agli europarlamentari: «Poche tracce e non nel tunnel da scavare»

Stefano Filippi

nostro inviato a Verona

Sergio Cofferati fa scuola, il modello del sindaco sceriffo si estende ad altre città governate dal centrosinistra, ma proprio come a Bologna il law and order style manda in pezzi l’Unione di lotta e di governo. Perché Rifondazione e la sinistra radicale prendono sempre le difese dei dimostranti che si scontrano con le forze dell’ordine, mentre Ds e Margherita si schierano con la «legalità». È un nodo inestricabile, una contraddizione che la sinistra non riesce a sciogliere, né a Bologna (dove la tensione è alle stelle) né a Verona (che è sulla stessa strada).
Venerdì nella città di Giulietta ci sono stati incidenti tra polizia e studenti. Non erano in atto sgomberi di clandestini o retate di lavavetri: in fiera si svolgeva la rassegna dell’orientamento scolastico, «Job&orienta», appuntamento che in pochi anni è diventato il principale luogo di incontro in Italia tra scuola e lavoro. Ma siccome in questo periodo ogni occasione è buona per contestare il ministro Moratti, alcune centinaia di aderenti ai collettivi studenteschi hanno marciato verso il quartiere fieristico equipaggiati di carrelli della spesa e uova piene di vernice rossa.
Il questore Luigi Merolla aveva schierato i poliziotti in assetto antisommossa per impedire l’ingresso dei ragazzi ai padiglioni. Una scintilla, ed ecco spinte, botte, manganellate, la vernice che imbratta le forze dell’ordine. Il cordone di sicurezza ha respinto due assalti; così i dimostranti si sono «accontentati» di occupare l’incrocio davanti alla fiera paralizzando il traffico già caotico per lo sciopero concomitante dei servizi pubblici.
Scene di guerriglia urbana purtroppo già viste. E già visto anche il sostegno di Rifondazione ai dimostranti. Fiorenzo Fasoli, unico bertinottiano in Comune e dunque capogruppo di se stesso, ha attaccato frontalmente il questore: «Perché una delegazione di manifestanti non è stata ammessa in fiera? Non erano questi gli accordi sottoscritti con la questura? Chi non è stato ai patti? Come mai questo uso sproporzionato della forza? Gli studenti erano a viso scoperto e mani nude: anche in questa occasione, dunque, sembra applicato il nuovo concetto di legalità alla Cofferati, che giustifica il ricorso alla forza a prescindere dalle motivazioni della protesta».
Il questore Merolla è stato di poche parole: «Il permesso era per un corteo e un sit-in; “armati” com’erano, non mi sembra che i dimostranti avessero intenzioni del tutto pacifiche». Ma la reazione più indignata è stata quella dei ds. Per tutti ha parlato Vincenzo D’Arienzo, componente della segreteria e consigliere provinciale: «Non si va alle manifestazioni pubbliche con aste, carrelli utilizzati come mezzo di offesa e uova riempite di vernice. E soprattutto non si aggrediscono le forze di polizia. Non è gente che vuole partecipare a un dibattito. Il centrosinistra si deve interrogare sulla necessità di interrompere l’insopportabile contiguità esistente tra una sua componente e le frange che comprendono anche la violenza come strumento del confronto democratico».
Rifondazione «insopportabile»? Che ne pensa Romano Prodi? Il Prc non taglia (e non taglierà) il cordone ombelicale con i gruppi antagonisti, che sieda in giunta come a Bologna o all’opposizione come a Verona. Opposizione morbida, peraltro, tant’è vero che la scorsa settimana il sindaco Paolo Zanotto ha convocato anche i bertinottiani assieme a tutti i segretari dell’Unione per un vertice sulla crisi della Fondazione Arena. E ha provocato un’ulteriore spaccatura nella coalizione: Ds, Prc, Pdci, Verdi, Italia dei valori, Sdi e Udeur hanno chiesto le dimissioni del sovrintendente Claudio Orazi, scelto due anni fa dallo stesso sindaco, mentre la Margherita si è opposta. «La Fondazione - ha tuonato la sinistra Ds - non può essere gestita come una bottega di affettati». Mortadella?