I no global rilanciano: «Aiuti ai centri sociali come agli oratori»

Gli okkupanti dicono sì al tavolo proposto dall’assessore Vesco ma vogliono un’«inversione di rotta nella politica sociale». L’illegalità? «È una risorsa, senza non esisterebbe il diritto di sciopero»

Paola Setti

Sì vabbè, che però non sia la solita manfrina, che di tornare all’anno zero dopo 15 anni nessuno ne ha voglia. Non loro, almeno, che di tavoli con le istituzioni ne hanno già visti e non hanno mai portato a niente. Eccola, la risposta dei centri sociali all’assessore regionale Enrico Vesco, che dalle colonne del Giornale ha lanciato la proposta di riconoscerne il ruolo e legalizzarne le okkupazioni. Lo avevano chiesto loro e lui aveva raccolto le istanze. Ma adesso il mondo no global rilancia. Ben venga il tavolo pubblico proposto dall’assessore. Ma loro non vi si siederanno per discutere di canoni, per quanto equi, o per sentirsi dire che quella struttura è inagibile, liberatela e ve ne daremo uin’altra. Perché loro, gli immobili se li sono già presi e da lì non schiodano, sia chiaro. «Per noi l’occupazione non è il problema ma la soluzione - avverte Matteo Jade dello Zapata -. Riconoscere il nostro ruolo è un problema loro, per porre fine all’imbarazzo di non aver mai valorizzato realtà importanti come i centri sociali. Se vogliono darci un riconoscimento formale bene, ma il punto non è questo».
Il punto è che «vogliamo un’inversione di rotta nella politica di questa regione» tuonano i centri sociali La Talpa e l’Orologio di Imperia, Emiliano Zapata e Terra di Nessuno di Genova e il laboratorio sociale Buridda. Per dire: il piano sociale del Comune dovrebbe scrivere nero su bianco che non solo gli oratori svolgono un ruolo sociale, che «fino a qui gli aiuti pubblici vanno solo ai preti». E poi: la politica educativa, «ci dica Massimiliano Costa che parla di modelli educativi migliori del nostro quali sono, esistono solo gli oratori? O anche noi, che ne siamo l’antitesi?». Soprattutto: basta con la mercificazione degli spazi. «Gli spazi pubblici devono restare tali. La risposta agli adolescenti del ponente genovese non può essere solo la Fiumara, una mega vetrina che ti mette l’assillo economico». Perché, scandiscono: «Noi non diamo fastidio perché occupiamo, ma perché ci autogestiamo, senza accettare il compromesso di destinare il 90 per cento dello spazio al commercio e solo il 10 alla socialità».
Così. Grazie a Vesco, «finalmente uno che va al di là dell’assegnazione degli spazi occupati ma prova a interrogare tutti sulla necessità di rivedere le scelte in materia di utilizzo degli edifici pubblici abbandonati, di politiche culturali e socio-aggregative per giovani (e non solo giovani) di questa regione». L’appello è a smetterla una volta per tutte con ’sta storia della legalità, l’ultimo in ordine di tempo a far notare che la politica deve dare il buon esempio e non può legalizzare l’illegale è stato il capogruppo della Margherita in Regione, Claudio Gustavino. «Sì, è vero, abbiamo disobbedito, ma la nostra illegalità si è trasformata in risorsa, visto che abbiamo occupato una discarica e riqualificato un quartiere e avviato attività sociali» fanno notare Domenico Chionetti del Terra di Nessuno e Alixia Patri della Talpa e l’Orologio. Che poi, dove sarebbe il mondo senza disobbedienza: «Certo, per rivendicare un diritto (alla casa, al lavoro, alla socialità e alla cultura per tutti) in certi casi è necessario infrangere delle leggi esistenti (e ingiuste). Nella stessa maniera in cui milioni di persone in tutto il mondo hanno dovuto infrangere le leggi prima che lo sciopero diventasse un diritto».
Tanto più che loro, è vero, non si sono mess in coda con le decine di associazioni che reclamano spazi invano, ma sono pronti a ospitarle e «il Buridda ne è un esempio» fa notare Manuel Chiarlo. «C’è rimasto solo Gianni Plinio di An a non riconoscere il nostro ruolo nella società, perché se chiedi a un dodicenne che cosa sono i centri sociali ti risponde che è l’unico posto dove può ascoltare musica - attacca Jade -. Solo che Plinio fa il suo mestiere. Ma dal centrosinistra ci aspettiamo di sapere cosa intende per qualità della vita». Se poi qualcuno volesse lo stesso una risposta sulla disponibilità a pagare un canone, è la stessa di sempre: al massimo una cifra simbolica, ma proprio simbolica. Servirà un tavolo di legno durissimo e a Vesco verrà forse il mal di testa.