I Nomadi attaccano Povia: lasci stare Eluana

«Io rispetto le scelte di chiunque, ma noi Nomadi non avremmo mai scritto, come ha fatto Povia, una canzone che parla del caso di Eluana». Beppe Carletti, leader storico della band, polemizza con spirito natalizio ma battagliero con l’autore di quello che sarà «il caso» del prossimo Sanremo, con l’autore che - guarda un po’ - vinse il Festival nel 2006, quello in cui i Nomadi furono vincitori morali trionfando nella categoria «gruppi». Carletti è uno che se ne intende di trasgressioni (ricordate quando lanciò Dio è morto di Guccini) e di brani di successo, e anche quest’anno ritroverà Povia all’Ariston. Ma la storia sarà diversa; i Nomadi saranno sul palco come accompagnatori (in America si direbbe «special guest») di Irene Fornaciari, la figlia di Zucchero, nel brano di papà Il mondo piange. Quindi nessuna tensione pregara, nessuna pretattica; Carletti punta dritto al bersaglio con la sanguigna genuinità emiliana che lo contraddistingue da mezzo secolo. «Se Povia voleva far parlare subito di sé c’è riuscito. Del resto non è una sorpresa, l’ha fatto anche lo scorso anno con Luca era gay. Lui è così, avrà fatto i suoi calcoli, valutato i pro e i contro e sarà sicuramente a posto con la coscienza. Noi, ripeto, un brano così non l’avremmo scritto per non correre il rischio di essere tacciati di opportunismo; oppure l’avremmo fatto fra vent’anni, quando il tema non sarà più così caldo e delicato».
Insomma i Nomadi bocciano Povia. «Siamo due entità completamente diverse, lui è bravo, altrimenti non avrebbe vinto il Festival e non sarebbe lì per la terza volta in pochi anni. È un cantautore particolare, ma abbiamo una concezione diversa della canzone a sfondo sociale». Cosa intende Carletti, che oltre alle canzoni «profonde» è impegnato attivamente nel sociale e nella solidarietà? «Domani suoneremo a Sulmona e consegneremo ufficialmente i 55mila euro per i terremotati che abbiamo raccolto in concerto a Modena. Comunque, tornando a bomba, Povia avrebbe potuto trattare il tema in modo impersonale». Per esempio? «L’esempio calzante è L’angelo caduto; è un brano forte che ho scritto contro la prostituzione minorile e le ragazze-schiave che tanti anni fa ho visto in Cambogia e in Vietnam e ora trovo sulle nostre strade. È un testo duro che tocca un tema delicatissimo senza volgarità e soprattutto senza fare nomi: fa pensare senza offendere nell’intimo le persone. Comunque a Sanremo deve parlare la musica, non i colpi di teatro due mesi prima. Tuttavia, faccio tanti auguri a Povia; il brano sarà senz’altro bello se è stato scelto. I conduttori non sono dei kamikaze e sanno quanto conti Sanremo per la loro credibilità. Antonella Clerici conosce bene il suo lavoro e certo non vorrà rischiare. Al nostro ultimo Festival, nel 2006, c’era Panariello che si beccò tante bastonate dalla critica che gli fanno ancora male adesso».
Quell’anno i Nomadi andarono fortissimo; con il brano contro la guerra Dove si va furono i favoriti fino all’ultima ora e strapazzarono le giovani band nella categoria gruppi. «Questa volta facciamo da padrini a Irene Fornaciari ed è un onore per noi “anziani” accompagnare una cantante delle ultime generazioni. Quando Zucchero ci ha chiamato abbiamo detto subito sì. Lo conosco da trent’anni; era un nostro fan e veniva sempre a trovarci da Roncocesi, dove abitava, a Novellara. Erano gli anni Settanta e scriveva le prime canzoni, era giovane e melodico, ancora lontano dal blues. Gli abbiamo dato anche qualche dritta per presentarsi alle case discografiche. Sia chiaro, non vantiamo meriti sul suo successo. Siamo amici. Ogni tanto suono con lui; mi ha invitato in Versilia a un concerto benefico per fare Dio è morto, io al piano e lui alla voce. Lui è internazionale, ma è un internazionale “reggiano”. Quando ci siamo incontrati per parlare di Il mondo piange c’era un’atmosfera molto famigliare». E il Festival che sta arrivando come vi sembra? «Ben equilibrato. C’è un po’ di tutto per soddisfare l’intero pubblico televisivo. Mi pare che le donne siano più forti degli uomini, ci sono ragazze come Malika Ayane, davvero brave. C’è anche la strana coppia formata dal principe Emanuele Filiberto e da Pupo: sono curioso di vederli. E se dovessi tifare per qualcuno punterei sul mio amico Enrico Ruggeri».