I nomadi si difendono «Non siamo stati noi»

I romeni: «Perché siamo sempre nel mirino? È tutta colpa dei drogati»

«Molti di noi hanno paura solo ad avvicinarsi al cimitero la sera. Ci dispiace per quello che è successo, perché i morti vanno rispettati, ma noi non c’entriamo nulla».
Nel campo di via Triboniano i nomadi che accettano di parlare respingono le accuse con sdegno. «La colpa ricade sempre su di noi, la polizia fa tutto facile. Come possono dire che siamo stati noi? Perché siamo sempre nel mirino?», ripetono indignati.
Eppure, a sentire i responsabili e i custodi del cimitero di via Jona, i nomadi sarebbero stati visti più volte riempire taniche o fare i propri bisogni nelle aree verdi del cimitero. «No, sono i drogati che entrano di notte», ribattono i rom.
Intanto ieri c’è stata una vera e propria processione al cimitero di via Jona. La maggior parte direttamente coinvolti dal gesto, cioè parenti o conoscenti dei defunti le cui tombe sono state distrutte - ma anche molta gente comune che ha voluto esprimere la propria solidarietà.
«La ovvia e sentita condanna che ognuno di noi esprime per la profanazione di decine di tombe ebraiche deve concretizzarsi in azioni più incisive per prevenire e punire tutti coloro che con la violenza minano la convivenza civile» ha dichiarato ieri da Strasburgo il coordinatore regionale di An Cristiana Muscardini. Che, oltre ad aver indirizzato una lettera di solidarietà al rabbino capo di Milano Alfonso Arbib, come presidente del Gruppo delle destre europee ha rivolto un ennesimo invito alla Commissione europea per una più incisiva azione delle istituzioni europee al contrasto all'insorgere di sentimenti razzisti e antisemiti.
Anche Walter Galbusera, segretario della Uil di Milano e Lombardia, è convinto che la lotta contro l’antisemitismo debba essere per tutti una questione europea. «Il problema è che non esiste una posizione chiara, culturale, morale e poi anche politica sul fatto che lo stato d’Israele è da considerarsi un vero modello in quanto è l’unica democrazia del Medio oriente, avamposto della migliore tradizione europea. - ha detto Galbusera -. Qualsiasi attacco a quella civiltà, quindi, dovrebbe intendersi come un attacco alla nostra democrazia e alla nostra cultura. E chi fa atti di questo tipo, dovrebbe sapere che deve fare i conti con l’Europa. Anche la battaglia, giusta, fatta per pace palestinese, deve essere condotta nel rispetto d’Israele».