I Nomadi allo Smeraldo da campioni di Sanremo

Centoquaranta concerti all’anno fra grandi città e provincia con duecento canzoni senza tempo

Antonio Lodetti

Una vita da Nomadi, un nome profetico per una band che batte da oltre quarant’anni le strade tra la via Emilia e il West a colpi di rock e ballate d’autore. Ora hanno vinto anche Sanremo (nella categoria gruppi, ma sono anche i vincitori morali dell’intero festival con Come si va), hanno pubblicato il nuovo album Con me o contro di me a breve distanza da Corpo estraneo ma hanno già ripreso la loro vita di sempre, ovvero centoquaranta concerti all’anno di media, nei palasport e negli spazi grandi ma anche (e soprattutto) negli oratori, nei campi sportivi della provincia meno conosciuta.
Perché, sottolinea il leader storico Beppe Carletti: «siamo sempre una voce fuori dal coro, se non altro perchè non siamo capaci di fare diversamente». Così domani, da neocampioni, arrivano in concerto al Teatro Smeraldo con la semplicità con la modestia, l’entusiasmo e la carica senza tempo che contraddistingue la loro carriera. Spaziano attraverso un repertorio do quasi duecento canzoni che va continuamente arricchendosi e non passa mai di moda.
Brani nuovi di zecca come Ci vuole distanza e Ricomincia così si integrano perfettamente con brani immortali come Noi non ci saremo, Dio è morto, Auschwitz (scritte da mastro Guccini)o successi pop quali Per fare un uomo, Un pugno di sabbia, Il nome di lei, Ho difeso il mio amore (versione italiana della Nights In White Satin dei Moody Blues), Io vagabondo fino alle recenti Il re è nudo o Sangue al cuore e chi più ne ha più ne metta.
Trainati da Carletti che viaggia verso i sessant’anni (orfani del glorioso vocalist Augusto Daolio, figura di culto cui hanno dedicato la vittoria al festival e del bassista Dante Pergreffi) oggi i Nomadi mixano i 35 anni di Massimo Vecchi e Sergio Reggioli con i 49 di Cico Falzone, i 44 di Daniele Campani e i 40 del cantante Danilo Sacco, alla voce ormai da sedici anni, cercando con la sua vocalità potente ed essenziale di far rivivere la memoria di Augusto. Formazione stabile dopo tanti cambiamenti perché - come sottolinea Carletti - «non è facile essere Nomadi. Molti ci hanno provato, pochi hanno resistito».
Il loro segreto? «Siamo sempre ad una svolta, e ogni disco, ogni concerto è un punto zero, un nuovo punto di partenza». Mai seduti sugli allori, mai frenati da una delusione. Come la precedente volta (l’unica della loro onorata carriera) che si presentarono al Festival, trentacinque anni fa, con Non dimenticarti di me, e furono immediatamente eliminati.
Allo Smeraldo ci sarà la consueta aria di festa. «Mia moglie mi dice sempre - ribadisce Carletti - tu non lavori, vai a divertirti ed è vero perché questa è una meravigliosa avventura e per me la musica è gioia ed emozione».
Sempre suggestivo l’incontro con i fan, che li seguono per tutta la penisola, che cantano in coro parola per parola i testi delle canzoni, che scelgono «uno stile di vita da nomadi». Una serata sospesa tra passato presente futuro con i menestrelli moderni legati a filo doppio con la tradizione della musica d’autore e del beat italiano.
Un «neverending tour» che non rinuncia alle sciabolate del rock (Dove si va docet)passando anche per momenti acustici e meditati che spaziano dal country alla ballata lenta. Avanti, sempre avanti finché ci saranno «draghi» da combattere e storie da raccontare.