I nomadi tifano Nicolita unico rom in nazionale

(...) Alle 18, ora del fischio d'inizio di Italia-Romania, le duecento famiglie rom di Triboniano sono già in festa. Gli uomini sono tutti accalcati davanti alle tv. Chi nelle casette di legno, dove fa un caldo allucinante, chi più saggiamente all'aperto. Le donne sono invece meno attente al gioco. Alcune tengono d'occhio i figli, altre preparano cibi e bevande per gli ospiti italiani.
Al campo di via Barzaghi si tifa quasi esclusivamente per la Romania e l'idolo di casa non è Mutu, ma lo sconosciuto ai più Nicolita, unico giocatore di etnia rom selezionato dal ct Piturca. I volti dei bambini dipinti di rosso, giallo e blu (i colori della bandiera romena) non lasciano dubbi a riguardo. Eppure qualche italiano c'è e si fa sentire. Come Marco, venuto a Triboniano dopo aver sentito l'appello di radio Popolare alla fratellanza, che alle prime battute dell'incontro srotola un gran bandierone verde, bianco e rosso. Un affronto? No, piuttosto un modo simpatico per fare amicizia.
La partita è bella e ricca di occasioni per entrambe le squadre. Il portiere romeno Lobont con eccezionali balzi stoppa in più di un'occasione gli azzurri. Un italiano ricorda il suo inglorioso passato alla Fiorentina. «Quello non parava nulla a Firenze e invece oggi è un fenomeno». Mariano, 23 anni, di etnia rom, lo mette subito a tacere: «Il nostro portiere è fortissimo!». Sembra abbia già tutta la gara nella sua testa, Mariano. «L'Italia è forte, ma Chivu (difensore romeno dell'Inter, ndr) è venuto qua un po' di tempo fa e ci ha promesso di battere gli azzurri agli Europei».
Il tifo rom prende coraggio trascinato dalle folate di Mutu. Peccato solo che il beniamino Nicolita sia relegato in panchina. Mariano è però sicuro: «Entra nel secondo tempo e vi segna almeno un gol». Parole da tifoso, verrebbe da dire.
A segnare in verità sarebbe l'Italia con Toni, ma il grido di gioia dei pochi italiani viene ricacciato in gola dal guardalinee. Fuorigioco dubbio. «Ma no, non c'era!", sbotta un ragazzo italiano. «Giusto così!», replica un romeno. Sembra di essere al bar, anche perché la birra scorre a fiumi.
Nel secondo tempo ecco la rete di Mutu: esplode la festa. Breve, brevissima, perché Panucci pareggia subito e smorza l'entusiasmo degli abitanti di Triboniano. Stoican Petre, uno dei decani del campo, non segue neanche la partita. Lui è uno degli organizzatori del meeting antirazzista previsto per oggi. «Non importa chi vince. Rimane un giorno speciale perché possiamo far vedere come si può stare in pace fra popoli diversi…». La frase è interrotta dalle urla dei rom. «Rigore, rigore». Tira Mutu, para Buffon. Che delusione per i nomadi.
Comincia a piovere fortissimo. Tutti, rom e italiani, si rifugiano nelle baracche a seguire gli ultimi minuti. Ma non accade più nulla. Italia-Romania finisce in pareggio: «Abbiamo fermato l’Italia». Giusto così: che festa sarebbe stata se uno dei due popoli alla fine si fosse messo a piangere?
Gianni Zomer