I nomadi vogliono le case. Gratis

Disertato l'incontro tra i rappresentanti della comunità di via Martirano e il Comune. No ai contratti e ai vincoli

Il campo di via Martirano è a un passo dalla chiusura, segno che le politiche abitative della giunta Pisapia su rom e sinti sono al palo. Anzi tornano indietro. In particolare Marco Granelli, assessore alla Sicurezza, constata che non si è trovata la formula giusta per risolvere il problema: lunedì gli abitanti del campo dovevano presentarsi a firmare i contratti per le case in cui sono entrati l'anno scorso, ma non sono arrivati. Un balletto che procede da mesi, i documenti dovevano essere siglati a ottobre, mentre le spese vengono pagate dalle casse pubbliche, la cifra ormai sfiora i 90mila euro solo per il 2014. E per lunedì è prevista una nuova convocazione, ma il Comune ha già pronte le lettere di decadenza: o si firmano i contratti, o si chiude la baracca e parte l'ordinanza di sgombero, non essendoci i contratti d'affitto non è possibile sfrattare la ventina di famiglie che occupano le nuove abitazioni. Esattamente sul modello dell'ex vicesindaco Riccardo De Corato, ma il contribuente ha pagato anche questo tentativo di Granelli e dell'amministrazione arancione.

L'esperimento era partito male, con ritardi di mesi sui lavori, come aveva ricordato un articolo di Repubblica di agosto 2014: «Prima dell'estate Palazzo Marino annunciò che “entro fine giugno” tutte le famiglie si sarebbero trasferite nelle nuove strutture». Granelli si era giustificato spiegando che «i tempi del collaudo degli impianti sono stati più lunghi del previsto». A ottobre si era realizzato il trasferimento, ma i rom si erano rifiutati di firmare i contratti: «Il problema erano i lavori fatti male, perché qualcuno aveva l'acqua calda, qualcuno no, qualcuno solo in alcune ore della giornata - spiega Djana Pavlovic, portavoce della Consulta rom e sinti -. Noi abbiamo fatto il presidio per chiedere anche la documentazione sull'amianto e le verifiche: finché le persone non sono sicure che tutto funzioni bene non firmeranno i contatti».

Il Comune è certo che, adesso, funzioni tutto alla perfezione e non ci sia più amianto, ma i rom non si fidano. Lunedì si prospetta un altro fallimento con prevedibili conseguenze: un autunno caldo, perché via Martirano non sembra l'unico campo in via di smantellamento. Granelli avrebbe in mente di studiare entro l'estate anche un piano di sgombero di via Idro: non ci sono i soldi per sistemarlo, solo per l'impianto elettrico servirebbero 300mila euro, quindi meglio chiuderlo e mettere gli abitanti nei centri di emergenza sociale. I nomadi però non è detto che siano d'accordo, anche perché in via Idro ci sono persone che vi risiedono da decenni: dunque l'ultimo regalo di Pisapia potrebbe essere un autunno caldo con i nomadi in rivolta contro la giunta.

Il passo del gambero di Granelli è terreno fertile per le critiche del centrodestra. Pisapia finisce nel mirino: «La situazione surreale del villaggio rom di via Martirano conferma il fallimento delle politiche abitative della giunta. Dopo aver nascosto ai milanesi che i residenti non pagavano le bollette né erano in possesso di contratto, Granelli medita di sgomberarli da quello che sarebbe stato il suo progetto più ambizioso - attacca Nicolò Mardegan, fondatore eel movimento “Noi per Milano” -. Ultimo atto di una tragedia che la futura amministrazione di centrodestra dovrà risolvere. Perché questa sarà l'unica parentesi di centrosinistra degli ultimi vent'anni. Non c'è un solo progetto di Pisapia felicemente in porto. I suoi stessi alleati, rom e nomadi, ne sanciranno la sconfitta».