I NOSTALGICI DELLA CENSURA

Circa tre mesi ci separano dalle elezioni politiche. Sino a poco tempo fa la sinistra aveva impostato la sua strategia elettorale su queste basi: l'Unione era un partito «diverso» perché i suoi uomini seguivano principi morali. La destra, al contrario, per una politica schiava degli affari aveva corrotto il Paese portandolo ad una vera crisi morale ed economica.
Improvvisamente tuttavia quella razionalità politica, che ispirava pensieri ed azioni della sinistra, è saltata. È stato un inaspettato incidente di percorso che con il passare dei giorni si è rivelato sempre più grave. Si tratta di alcune intercettazioni telefoniche, indebitamente trasmesse dagli inquirenti alla stampa, che hanno messo in crisi non solo parte del sistema bancario nazionale, ma soprattutto il rapporto tra i Ds, i loro alleati e il mondo finanziario.
Dalla vicenda sono state toccate due banche e una compagnia d’assicurazioni: la Banca d'Italia, per cui il governatore Antonio Fazio si è dovuto dimettere; la Banca Popolare Italiana, per cui l’amministratore delegato Gianpiero Fiorani è stato arrestato; l'Unipol, di cui sono stati incriminati i vertici. Da ricordare che in questo stesso periodo c'è stata anche un'infruttuosa scalata di Stefano Ricucci alla società che controlla il Corriere della Sera e un cambio di proprietà della Banca Antonveneta. Il caso che ha fatto più rumore è stato però l'Opa ( offerta pubblica d’acquisto) lanciata dall’ Unipol, la compagnia assicurativa legata alle cooperative, sulla Banca Nazionale del Lavoro.
Un gran polverone, ma bisognerebbe esaminare la crisi del sistema bancario in modo unitario. E occorrerebbe, innanzitutto, non scordare il fallimento della Parmalat e della Cirio, che per prime incrinarono il prestigio del Governatore della Banca d'Italia. Anche perchè dietro il polverone non c'è una sola mano. Ci sono più mani: la magistratura che spera di riavere il prestigio del tempo di Mani pulite; i veti di altre banche ostili all'Opa sulla Banca Nazionale del Lavoro da parte di Bnl; l’articolo sul Corriere della Sera (marzo 2005), di Arturo Parisi che tracciava un confine tra il suo gruppo e i Ds proprio sulla questione morale. L'arrembaggio di un gruppo di finanzieri ai templi sacri della finanza italiana, come il tentativo di scalata al Corriere della Sera o l'acquisto di importanti partecipazioni in Mediobanca, ha inoltre irritato l'establishment finanziario che vedeva messi in pericolo consolidati equilibri.
Di fronte alle critiche vivacissime che venivano soprattutto dalla sinistra per l’ eccessivo coinvolgimento nella scalata di Unipol a Bnl, i leader dei Ds, D'Alema e Fassino, hanno adottato la strategia della ritirata, facendo appello ai dissenzienti affinchè non si spaccasse il partito alla vigilia delle elezioni. D'Alema e Fassino hanno confessato di non aver ben meditato sull'Opa dell'Unipol e nel frattempo hanno cominciato ad accusare e continuano ad accusare con durezza il Giornale per aver divulgato notizie sulla vicenda Bnl-Unipol (la nostalgia della censura staliniana che in altri tempi ha avuto effetto). Si è gridato: siamo tutti gente per bene e sembrava di essere a Striscia la notizia. Ma non è così.