I nostalgici a tempo pieno

Basta con l'uso politico della nostalgia. Non passa settimana senza che si legga o si senta un accorato lamento provocato dal rimpianto per la «Milano che fu», sempre descritta come molto ma molto più bella, più umana, più colta, più accogliente, più vivace eccetera di quella che è oggi. A levare questi struggenti «amarcord» sono sempre i soliti prestigiosi intellettuali: poeti e urbanisti, pittori e critici letterari, attori e cantanti. Tutti, ovviamente, maturi quanto basta per potersi permettere un «ai miei tempi». E tutti prima o poi arrivano al sodo, che è sempre un sodo politico: di chi la responsabilità se la Milano di oggi è tanto peggiore di quella dei loro vent'anni? Della «classe dirigente», del «ceto politico» eccetera. Giacché la conclusione della predica, più o meno esplicita, è questa: la città da rimpiangere è quella dei navigli e della nebbia, certo, ma soprattutto quella delle fabbriche, degli operai, delle commesse della Standa, dei cortei sindacali e delle sezioni dei partiti sempre piene. Insomma - ecco il nocciolo politico - la Milano governata dalla sinistra.
A questi signori naturalmente non viene neppure in mente che la caratteristica principale di questa città, forse il suo maggiore punto di forza, è proprio la capacità di cambiare e di farlo velocemente. La Milano delle fabbriche è rapidamente diventata la città del terziario, dei servizi, della finanza e della moda. Può non piacere, ma questa metamorfosi, la deindustrializzazione degli anni Settanta e Ottanta è avvenuta tanto rapidamente da evitarle i lunghi e dolorosi traumi della trasformazione che hanno vissuto altre città-fabbriche come, ad esempio, Liverpool o Manchester o Dusseldorf o, in una certa misura, la stessa Torino.
E d'altra parte, prima di essere metropoli industriale, questa era città di artigiani e commercianti, e prima ancora di banchieri... Insomma, Milano cambia continuamente ed è bene che sia così: è la sua forza. Che senso ha dunque tanta nostalgia della città che fu? È solo rammarico per la giovinezza perduta? No, si tratta semplicemente di ripianato strumentale, un modo per dire piaceva di più la Milano governata dalla sinistra. Ma il fatto è che nel frattempo anche la sinistra è cambiata. Chi glielo dice ai nostalgici a tempo pieno?