I nostri auguri alla nuova Unità

Da ieri è ufficiale: Concita De Gregorio, ex giornalista di punta di Repubblica, toscana di Pisa, classe 1963, è il nuovo direttore de l’Unità. Le faccio - per quel che valgono - i miei auguri più sinceri. Non la conosco. So, per avere letto i suoi articoli, che è una brava giornalista; e per averne viste le foto, che è una bella donna. È mamma di tre bambini, e questo me la rende particolarmente simpatica.
Faccio gli auguri anche a l’Unità e a tutti coloro che vi lavorano. Pure questi sono auguri sinceri. Il lettore non si stupisca. Nessun giornalista spera nella cattiva sorte di un giornale, compreso quello più diverso nelle idee. Un po’ per spirito corporativo, e molto perché un Paese è libero solo quando esiste una pluralità di voci. Si può essere su sponde opposte mantenendo rapporti di lealtà e di stima reciproca. Chi fondò il nostro Giornale, lo fondò anche contro un clima culturale e politico allora dominante: ma mai si sarebbe augurato la morte (editoriale) degli avversari. E quando fu ferito dalle Brigate Rosse, Indro Montanelli incontrò più solidarietà fra molti vecchi nemici che non fra molti presunti amici.
Detto tutto questo, fra gli auguri che facciamo a l’Unità c’è anche e soprattutto quello di non essere più il giornale che abbiamo visto negli ultimi anni. Ieri, il suo direttore uscente, Antonio Padellaro, ha salutato i lettori con il consueto editoriale d’addio, che viene pubblicato oggi e che sappiamo intitolarsi «Grazie Unità». Padellaro rivendica molte cose che sicuramente ha diritto di rivendicare, ma altre sulle quali mi permetto di dissentire. Ad esempio quando scrive che il suo è stato un giornale che ha fatto una battaglia per la democrazia nel Paese, per i «diritti civili e di libertà». Padellaro si smentisce da solo nello stesso editoriale: Berlusconi è additato come un incendio del Paese («Nell’aprile del 2006 pensammo che il fuoco fosse domato e la battaglia vinta», scrive usando toni più adatti per la caduta di Hitler), parla di «cultura padronale e reazionaria scaturita dai governi della destra», definisce gli avversari «fascisti e razzisti», insomma usa il tono che ha sempre usato in questi anni. La sua Unità, e peggio ancora quella di Furio Colombo, non è stato un giornale di parte e neppure fazioso: è stato un giornale violento. Non lo diciamo solo noi, lo ha detto ieri anche un suo ex direttore, Paolo Gambescia, che ha parlato di «antagonismi ideologici», di «posizioni preconcette» e ha aggiunto: «Mi auguro che Concita non segua la linea di Antonio Padellaro, mi auguro che la linea politica del giornale cambi». Ce lo auguriamo anche noi.