I nostri beniamini devono mostrarsi più «cattivi»

Carissimo direttore, mi interesso di calcio ma non sono un «tifoso» che vede tutto il buono ed il bello nella squadra del cuore, ma si picca di dare giudizi imparziali.
Nel gioco del calcio, si vince e si perde alternativamente. Non si può pretendere di vincere sempre, basta vincere un poco di più degli altri. Ma vi è modo e modo di perdere.
Mi riferisco alla partita di Firenze dove il Genoa poteva (e doveva) portare ... a almeno un punto.
Ma i nostri baldi «pedatori» sono entrati in campo con ancora gli spericolati elogi per il pareggio di Torino e la vittoria della Roma. Insomma con la convinzione, pertanto di valersi del detto genovese: «Emmo za’ detu».
Ne è derivato un primo tempo stiracchiato, con i rossoblù in balia dei viola. La Fiorentina ha fatto il bello ed il cattivo tempo, attaccando in serie, anche se poi ne è scaturito un misero «goletto».
Il secondo tempo è stato tutt’altra cosa il Genoa scollatosi di dosso il tepore ha preso d’assedio la porta Fiorentina rovesciando i relativi giudizi.
Il gioco veramente modesto dei viola (e la classifica ne fa testo, ha... la «corda». Al contrario il Genoa ha aggredito la porta avversaria con un impeto e anche col gioco che il primo tempo non si era affatto visto. Ma non c’è scappato il gol di un giusto pareggio.
Due domande: Primo. Perché i calciatori, dei professionisti pagati profumatamente, avendo in sostanza un lavoro che li impegna beh, un’ora e mezza alla settimana (anche se ora vi sono partite infrasettimanali) non ci mettono lo stesso impegno, grinta, ed anche «cattiveria» dal primo al 90° minuto?
Secondo, a Firenze non abbiamo pareggiato per un ben noto malanno che affligge la squadra da tempo: la mancanza di una «punta», grintosa di un «bomber» che si batte in mezzo ai terzini.
Il povero Palacio ha tutto, salvo queste caratteristiche che svaria a destra, sinistra, indietro, avanti, «crossa», «dribbla» ed anche, quando gli capita, tira in porta. Ma è sempre, perennemente, lasciato solo...
Non è d’accordo su tutto, caro Direttore.
La saluto sempre molto cordialmente.