«I nostri figli uccisi» La rabbia in diretta delle mamme-coraggio

Forse è vero che le mamme felici si somigliano tutte, mentre le mamme infelici sono infelici ciascuna a modo suo. «Cuore di madre» è il titolo della prima puntata del programma Tempi Moderni che parte questa sera su Rete 4.
Un viaggio difficile tra i sentimenti di donne alle quali il cuore è stato strappato nel momento in cui i loro figli sono stati uccisi. Drammi sui quali si è scritto troppo e mostrato troppo. Ma se oggi undici mamme hanno deciso di rivivere i lutti dell’anima, vale la pena ascoltarle. Possibilmente rispettando il dolore dei familiari delle vittime, ma anche la sensibilità dei telespettatori ormai disgustati dalla cronaca nera in versione telenovela.
Su questo terreno delicato Mediaset ha scelto di puntare su Ilaria Cavo, giornalista a tutto campo che segna una chiara inversione di tendenza rispetto alla precedente conduzione di Irene Pivetti.
Si parte col «buco nero» di Paola Pellinghelli, mamma del piccolo Tommaso Onofri, il bambino rapito e ucciso la sera del 2 marzo 2006 a Casalbaroncolo («Questi ultimi mesi hanno comportato una meditazione. Siamo arrivati al dopo Tommy: a pensare che da una tragedia possa nascere anche qualcosa di buono. Tommy per me c'è sempre. Ha sempre un modo per manifestarsi»). La signora Paola vede suo figlio nei bimbi curati e seguiti dall'associazione «Tommy nel cuore»: lo vede, soprattutto, negli occhi di una bambina, Roberta, cardiopatica e bisognosa di cure all'estero. È stata Roberta a cercare Paola Onofri, impressionata dalla storia del piccolo Tommaso; a Natale, quando i genitori le hanno chiesto cosa volesse come regalo, ha espresso un unico desiderio: andare a conoscere la famiglia Onofri. «Quando l'ho vista entrare da quella porta - racconta Paola - ho avuto una sensazione incredibile, unica, mai provata prima. In quegli occhi ho visto gli occhi di Tommy».
Poi la madre di Vanessa Russo, uccisa da due ragazze romene con un ombrello nella metropolitana di Roma il 26 aprile scorso.
Lo strazio di Rosa Multari, madre di Maria Antonietta, ammazzata quest'estate a Sanremo da Luca Delfino, già indagato per l'omicidio della sua ex fidanzata, per la prima volta a confronto con Enrico Zucca, il magistrato che dopo il primo omicidio non aveva ritenuto necessaria la carcerazione di Delfino («A volte mi sento una roccia in grado di lottare, e a volte mi sento una mosca senza forze. Quando ho detto ai carabinieri "questo qui fa del male a mia figlia" mi hanno risposto che ero esagerata, che lui aveva il fiato sul collo»).
L’angoscia delle madri di Elisa Incerto e Sara Cinalli, entrambe investite e uccise da due pirati della strada che guidavano contromano ubriachi. E ancora, due delle mamme dei giovani calabresi freddati a Duisburg, vittime della faida di San Luca, una delle più sanguinose guerre tra cosche rivali della 'ndrangheta: da una parte Teresa Giorgi, che nella strage ha perso il figlio Francesco, 16 anni, e il fratello Sebastiano («Voglio guardare negli occhi l'assassino di mio figlio per dirgli: “Io ti perdono”. Dio con questa prova mi ha posto davanti a un bivio. Tra il bene e il male ho scelto il bene: perdonare il mio nemico. Lo faccio per mio figlio e mio fratello»); dall’altro la rabbia di Antonia Marmo, madre di Marco, 25 anni, freddato la notte del 15 agosto davanti al ristorante «Da Bruno» («Non chiedo vendetta ma giustizia e verità, perché la legge italiana non è legge: quello che è stato scritto dei miei figli è falso»).
Altre storie piene di cicatrici: Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, la bambina rapita nel 2004 di cui si sono perse le tracce; Barbara, mamma di una delle presunte vittime di abusi sessuali dell'asilo di Rignano Flaminio; la madre di Jennifer Zacconi, assassinata al nono mese di gravidanza dal padre del bambino che portava in grembo.
In chiusura, un approfondimento sul giallo di Garlasco, con un'intervista al procuratore di Vigevano che, in esclusiva per Tempi Moderni, rilascia alcune dichiarazioni sullo stato delle ricerche degli investigatori.
Sarebbe la prima volta. Ma non è mai troppo tardi.