I nostri politici Gli obici strabici che si sparano nei piedi

Caro Massimiliano, il tuo ultimo articolo è un capolavoro, non che quelli passati siano stati da meno, per carità, ma bando ai complimenti (in tempo di crisi è meglio risparmiare anche quelli) e poi tra noi non è certo il caso.
Inoltre credo che da parte tua sia iniziata una gran bella «campagna» (che per me è cosa saggia, buona e giusta) contro quegli «eletti» dai cittadini che in verità non è che abbiano poi fatto vedere molto di costruttivo come promesso durante il bla bla bla preelettorale, anzi.
Per lo più s'è sentito o letto il continuo troppo berciare dell'uno contro l'altro e di «bordate» da obici strabici che non hanno mai colpito nel segno, se non in quello del proprio partito contribuendo allo «sfascio» odierno.
Un po' come «spararsi» sui piedi.
E si, perché di questo si tratta e più avanti spiego il perché e le motivazioni del caso.
E non meniamoci il can per l'aia con delle personali scusanti che non fanno e faranno altro che peggiorare la situazione; lì 'ste signore/i i votanti ce l'hanno messi per far andar bene o un po' meglio le cose, per fare «l'opposizione» in una città che non è sicuramente un esempio di produttività e benessere, e non certo la contestazione a chi siede poche sedie più in là nel proprio partito.
Per rispettare un programma che probabilmente nessuno ha letto o magari non ricorda più.
Hanno invece usato la loro maestria, la loro solennità nonché del tempo prezioso per forgiare un grande bailamme interno che non ha portato a niente di buono, ma solo il risentimento in chi li aveva votati.
E manco un sorriso, pur esso beffardo, hanno prodotto nell'elettorato, bensì noia, avversione (gran brutta parola) e tanto altro che forse è meglio che tengo per me, ma credimi non sono certo parole «felici» e «contente».
Perché dico questo?
Solitamente sulle tue pagine parlo e scrivo di ciò che amo, il turismo, tralasciando volutamente tutto ciò che è pertinente alla politica (amo anche quella), forse non ne capisco ma probabilmente è meglio così, però lì ci sono stato e quel poco m'è anche bastato, e non trovando della grande soddisfazione (un momento, non ho mai chiesto niente) ho preferito voltare i tacchi; si, ma senza «sparare» sui miei ideali.
Non sono abituato e mai l'ho fatto di «sputare» nel piatto eccetera eccetera e mai lo farò, anche nei confronti di chi pur mi è vicino ma che non la pensa nella mia stessa maniera, e solo per fargli danno creo un bell'ambaradan (vedi Municipi e tanto altro).
Andate a «dormire» sulle ortiche, tanto per fare del francesismo e non usare altre peggiori parole.
Certo che qualche idea me la sono fatta su alcuni signori che sono là, ed è per questo che l'ultima volta, rispondendo alla tua, ho scarabocchiato un fondo dove spiegavo che senza umiltà e senza rispetto, non si fa mai poi tanta strada, e tantomeno in politica dove il «saperci fare» è prezioso al pari di un gran bel diamante, e fors'anche molto di più.
Ebbene, come non mai, ho ricevuto una processione di gente (nel negozio di mia moglie) che si complimentava con me, e non certo per la bravura del mio italiano scritto (ci mancherebbe altro) ma perché in quelle brevi frasi (mancanza di umiltà e rispetto) c'era anche il loro pensiero nei confronti di chi avevano eletto e dove avevano messo la famosa «X».
Diciamo che si sono voluti sfogare.
Caro amico mio, è stato, e senza forzare la cosa per farla apparire più importante, una continua lamentela all'indirizzo di questi signori, che una volta esplicato il rito preelettorale, hanno intrapreso una strada che in verità non porta da nessuna parte, a ri-anzi.
E se lo diciamo in tanti. Voce di popolo voce di Dio?
Con stima.