«I nostri scudetti non si cancellano»

Mi sento preso in giro per l’ennesima volta dall’articolo di Piero Sessarego che, con un’abile alternanza di frasi sulla Samp e sul Genoa, offende ancora l’intelligenza di noi rossoblù.
Ci mancava solo la manifestazione divinazione del popolo genoano per la squadra di calcio Cricket, con i megacapi sul palco ad arringare il popolo! Ci mancherebbe pure una rivoluzione! I veri problemi della città sono rumenta, criminalità, strade dissestate e marciapiedi con buche. E gli antichi Romani direbbero «Panem et circenses». Ma volete mettere 10 anni di frustrazione esplosa in liberazione!
Quando poi si parla di congiure e complotti ai danni del Cricket è ipocrita e falso in quanto questo poteva andare bene qualche mese fa quando erano contro il palazzo, ma ora che hanno fatto pace è veramente sbagliato.Signori datevi una regolata.
Luis Mordeglia
Caro dottor Lussana,
pur abitando lontano, sono un abbonato al Giornale con edizione genovese anche e sopratutto per leggere quel che riguarda il Genoa.
Premetto che considero Piero Sessarego un bravissimo intenditore di calcio, ma l'articolo di oggi 22 c.m. è un pugnalata al cuore o meglio, un classico rigirare il coltello nella ferita. Tecnicamente il discorso non fa una grinza ma psicologicamente è qualcosa di tremendo. Lo dico bonariamente ma quel raffrontare direttamente la felice conduzione della campagna acquisti della Sampdoria con le tappe del calvario rossoblù mi sembra un infierire maramaldico.
Vorrei nel contempo informare quel poeta blucerchiato che quegli scudetti (che pare stiano tanto sullo stomaco ai sampdoriani) benchè di antica data, non potranno mai essere cancellati.Dico tutto questo senza malanimo in qualità di vecchio tifoso che viaggia verso i 7O anni e dal 1945 soffre per il Genoa e che, dati i tempi, si onora di autodefinirsi fiancheggiatore di quell'associazione a delinquere che pare sia diventato il Genoa. Con immutata stima le invio i più cordiali saluti.
Gio Barabino
Gemonio (VA)
«O baccicin vattene a cà/che nujatri andremmo in serie A/e l’grosse squaddre aspetan zà/c’u’e brasse averte»
Bruno Screpis

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