«I nostri servizi segreti vanno accorpati»

L’ex sottosegretario Alfredo Mantovano: «Così si ridà credibilità al sistema». Pronto un disegno di legge An-Forza Italia

da Roma

«Una riforma d’insieme del nostro apparato d’intelligence è assolutamente necessaria». Alfredo Mantovano, senatore di An e membro del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, non ha alcun dubbio. Perché, spiega, dall’ultima volta che si è legiferato in materia sono passati quasi trent’anni («e rispetto al 1977 lo scenario è molto cambiato»), ma anche «per ridare credibilità all’intero sistema» dopo la vicenda Abu Omar. Anche se, ci tiene a precisare l’ex sottosegretario all’Interno, il disegno di legge di riforma di cui è primo firmatario (seguito da altri 25 senatori di An e Forza Italia) è stato presentato a Palazzo Madama «prima che scoppiasse il caso».
Quali dovrebbero essere i punti cardine di una riorganizzazione dei servizi segreti?
«Sostanzialmente tre. Intanto è necessaria una ristrutturazione che porti a un accorpamento dei servizi di sicurezza. Spesso capita che Sismi e Sisde si vadano a sovrapporre. Un problema per qualunque governo. Eppoi accorpare Sismi, Sisde e Cesis significherebbe razionalizzare le spese e magari investire più fondi nella formazione».
C’è chi sostiene che così si rischierebbe un’eccessiva concentrazione di potere, una sorta di «super 007»?
«So bene che sulla unificazione dei Servizi esistono pareri discordanti anche molto autorevoli. Ma su questo punto non sono d’accordo. Sisde e Sismi contano insieme tremila uomini, niente rispetto ai 110mila della Polizia e ai 120mila dei Carabinieri. Persino il Corpo forestale è tre volte i Servizi con i suoi novemila uomini».
Gli altri due punti della riforma?
«Garanzie funzionali e reclutamento. Da una parte bisogna regolarizzare in modo chiaro quando e come è possibile violare il diritto penale. E credo che il limite invalicabile debba essere tutto ciò che attiene alla libertà della persona. Insomma, niente licenza di uccidere. Dall’altra, è necessario allargare il reclutamento che oggi è limitato agli appartenenti alle forze dell’ordine. Sono necessarie anche altre figure, penso per esempio a ricercatori universitari esperti in hackeraggio».
Crede che la maggioranza sia disposta a discutere nel merito una possibile riforma?
«Lo spero. Certo, finora il governo mi è parso disattento e indifferente rispetto al problema. Mi auguro che l’esecutivo, se non ha il tempo o la voglia di affrontare la questione, almeno favorisca l’esame dei provvedimenti parlamentari che sono stati presentati».
C’è chi sostiene che la vicenda Abu Omar abbia causato una perdita di credibilità dei nostri Servizi che sarebbe stati di fatto esclusi dall’operazione antiterrorismo di Londra.
«Non so se è vero, certo è verosimile. Qualunque Servizio, se sospetta che le sue comunicazioni possono essere intercettate dalla magistratura - con la possibilità che finiscano pure sui giornali - si guarda bene dal mettere a rischio le sue fonti».