I notai: "Noi i più ricchi? Siamo solo i più onesti"

Milano - I notai guadagnano tanto perché hanno delle signore tariffe e sono in pochi: c’è un notaio per una quarantina di avvocati, per una ventina di medici e una dozzina di commercialisti. Da molte parti si grida all’indecente privilegio ma i notai non ci stanno e replicano.
LE TARIFFE
Anzitutto sui guadagni. «Mi dà fastidio - dice Valerio Tacchini, notaio milanese - questa opinione distorta del notariato, una congrega di gente che prenderebbe un sacco di soldi per mettere una firma». «Le nostre - aggiunge Gennaro Fiordiliso, napoletano, presidente di Federnotai - sono le tariffe professionali meno elevate». «Il fatto è - continua Tacchini - che per ogni atto siglato dal notaio c’è un numero di repertorio riportato a registro. Ad ogni atto corrisponde una fattura; non puoi fare un atto senza fatturare la prestazione anche perché il Consiglio notarile ti controlla e alla fine di ogni mese ti chiede il rapporto tra atti fatti e fatture emesse. Il notaio risulta più ricco perché fattura tutto. E fattura non perché sia più virtuoso degli altri ma perché la sua prestazione è facilmente individuabile. Il medico che ti visita, il dentista che ti toglie un dente, il commercialista che ti fa la consulenza o il chirurgo che ti alza il sedere o ti sistema il seno dubito che fatturino tutto. Noi di tasse paghiamo in media il 55 per cento tra Irpef, cassa nazionale del notariato e archivio notarile (l'organo di controllo dei notai). L'onere è elevato anche in rapporto alla nostra responsabilità».
IL RAPPORTO CON IL FISCO

«Le nostre tariffe - fa presente Giuseppe Vicari, vicepresidente del Consiglio nazionale del notariato - sono fissate da un decreto ministeriale. Il notariato è una categoria di pubblici ufficiali che sulla base degli onorari stabiliti dallo Stato versa mensilmente allo stesso la cosiddetta “tassa d'archivio”, un cespite di circa 80 milioni annui che credo sia il più elevato introito che il ministero della Giustizia riceva da fonte esterna. Oltretutto il notaio non è che possa contrattare più di tanto con il cliente dato che la sua prestazione è obbligatoria, salvo ovviamente casi di illegittimità dell'atto richiesto. La parcella del notaio è costituita da più voci: all'“onorario di repertorio” si aggiungono i “diritti” parametrati su quello. Sulla base dell’onorario c'è quindi un 25 per cento che va alla cassa nazionale, un 3,4 per cento al consiglio nazionale per il suo funzionamento e un dieci per cento al ministero della Giustizia (questo però solo per gli atti che vanno registrati). È una tariffa antidiluviana che vorremmo fosse semplificata nell’interesse del cittadino. Non per niente abbiamo scelto di pubblicare il nostro tariffario».
«Il notaio non deve fare il nero - aggiunge Tacchini - anche perché è un pubblico ufficiale e rappresenta lo Stato».
Per Fiordiliso se si vuol parlare di evasione fiscale bisogna guardare altrove: «Le altre categorie almeno per il 30 o 40 per cento sono al livello del notariato e anche più su: penso che almeno 40mila avvocati siano sui nostri livelli, basta vedere certi grandi studi legali che trattano transazioni internazionali. Eppure ci sono professionisti che dichiarano al fisco redditi per ottomila euro quando magari hanno la barca o il maggiordomo in casa. Noi sull’evasione fiscale siamo stati l’unica categoria che ha completamente appoggiato il decreto Bersani. Per noi non c’è stato niente di nuovo nel farci pagare con assegni non trasferibili o nell’avere il conto fiscale: sono cose che facevamo da tempo».
IL DECRETO BERSANI
L’ultima parola va al ministro della Giustizia: Mastella ricorda che il decreto sulle liberalizzazioni (luglio 2006) ha eliminato le tariffe professionali dei notai; resta in vigore solo il limite massimo «a garanzia dei clienti da un lato e a fini fiscali. Le tariffe notarili al momento sono dunque oggetto di libera contrattazione tra le parti. Sarà compito della competente autorità - avverte il Guardasigilli - vigilare affinché alla eliminazione delle tariffe predeterminate non se ne sostituiscano altre concordate tra i professionisti. Un comportamento lontanissimo, quest’ultimo, da una categoria di professionisti che ha sempre mostrato un leale spirito di servizio nell’assolvimento dei propri compiti».
Quanto l’assolvimento delle funzioni notarili renda complessivamente allo Stato lo ha ricordato il presidente dell’Ordine Paolo Piccoli nel marzo scorso davanti alle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera: ogni anno imposte indirette e plusvalenze per quasi cinque miliardi di euro, ossia lo 0,35 per cento del Pil, vengono versate senza alcun aggio allo Stato, anche se non riscosse dal cliente. E spiega Tacchini: io notaio non posso sbagliare a percepire l’imposta altrimenti devo pagarla al posto del cliente; poi valla a recuperare... Se io faccio un atto e garantisco la banca che sta ipotecando un appartamento che lo stesso è libero da vincoli ma non vedo un’ipoteca in essere, il danno devo risarcirlo io. Non per niente siamo da decenni assicurati con i Lloyd’s; in questo senso l’obbligo di assicurazione stabilito dal decreto Bersani per noi non cambia nulla. I costi di assicurazione, i costi di tecnologia per l’accesso ai pubblici registri e per il personale di studio (in genere almeno quattro persone), il fondo di garanzia che - ricorda Piccoli - è stato costituito a tutela dei cittadini ed a carico totale dei notai, sono tutte voci che, a giudizio della categoria, dovrebbero proiettare una luce più equa sulle ragioni dei compensi percepiti.
Quanto al recente decreto Bersani, che non sembra aver disturbato i notai più di tanto, qualche perplessità si coglie nei ranghi dei professionisti del rogito: per Tacchini il decreto è tecnicamente inattuabile in quanto affidando direttamente alla banca la cancellazione dell’ipoteca connessa a un mutuo erogato non si tutela a sufficienza il mutuatario, cosa che viceversa il notaio garantisce. «Sono contrario - conclude Tacchini - al fatto che la banca possa accedere direttamente ai pubblici registri immobiliari».
(2. Continua)