Ma i numeri condannano il modello Walter

da Roma

«Si può affermare, con tutte le cautele del caso, che il Comune di Roma versi in una situazione di grave difficoltà finanziaria». Una delle cose meno chiare di questi giorni di aspre polemiche sul «buco» nei bilanci del Campidoglio è tutta in questa frase del dossier sui conti del comune redatto dagli ispettori della Ragioneria generale dello Stato. Il Pd ritiene la relazione corretta, ma poi ripete come un mantra che «il buco non esiste», nonostante la «corretta» relazione, evidentemente, dica il contrario.
A dirla tutta gli ispettori, in quelle 34 pagine, evidenziano anche la tendenza dei conti «al peggioramento, a politiche invariate, nel 2009 e 2010, esercizi sui quali si scaricherà sicuramente un maggior costo del debito». E parlano di un «problema dei presunti debiti fuori bilancio», mettendo in guardia dalle «incognite per l’andamento degli strumenti derivati sottoscritti dall’Ente». Fino a rompere ogni indugio per concludere che «si può dire con certezza che appare necessario invertire la tendenza inerziale del bilancio poiché, ad avviso di chi scrive, le risultanze riportate indicano che, al momento, l’andamento delle entrate e delle spese non garantisce la sostenibilità finanziaria, nemmeno nel breve periodo».
Il quadro non è roseo, nonostante chi ha amministrato Roma tra grandi eventi, feste e notti bianche ora smentisca l’emergenza e parli con toni sdegnati di «can can» e di «attacco politico». Dopo la conferenza stampa con cui Veltroni ha sposato la linea del negare e scaricare, Alemanno spiega di non volersi «far trascinare in una polemica di cui pare difficile comprendere il senso e la natura, dal momento che non sono stati contestati nel merito i forti elementi di criticità nei conti del bilancio». Ma il sindaco, senza mai citarlo, ammonisce il suo predecessore: «È molto pericoloso per la città di Roma negare, o minimizzare, l’esistenza di un’obiettiva e grave emergenza finanziaria che investe il bilancio del Comune». Farlo potrebbe «dare nuovi argomenti a coloro che negano la necessità di un forte intervento governativo per risolvere la pesante crisi economico-finanziaria in cui versa il Campidoglio», insiste il sindaco, invitando infine l’opposizione a una «collaborazione politica e istituzionale».
Ma era scontato che la macchina di propaganda che per anni ha lavorato alla tenuta del consenso di Veltroni si rimettesse in marcia: in ballo c’è il modello Roma, cioè il curriculum stesso del Veltroni amministratore. La pensa così il capogruppo del Pdl a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto, che non si stupisce dell’«operazione mediatica» di Veltroni, utile a «tamponare una situazione obiettiva della quale ci sono tutti i riscontri sul terreno economico-finanziario», lasciata in eredita dal leader del Pd ad Alemanno. Non è un caso nemmeno l’ultima «minipolemica», nata sulla decisione del nuovo sindaco di chiudere l’ufficio «decoro urbano», una specie di task-force creata da Veltroni e che rispondeva direttamente al primo cittadino per cancellare scritte, strappare manifesti, occuparsi di «interventi-vetrina» contro il degrado, ad alta visibilità. Come se l’Ama, la ex municipalizzata che si occupa della nettezza urbana, avesse altro da fare. Il Pd ha strillato contro la decisione di cancellare l’ufficio. Ma appena due giorni fa un consigliere comunale del Pdl, Fabrizio Santori, aveva rivelato che il bando di gara per l’affidamento del servizio, retaggio degli ultimi giorni veltroniani, valeva 4 milioni di euro. Solo una goccia nella situazione finanziaria del Campidoglio, che per il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas è «un mostro a due teste», tra il «debito che si avvicina ai 10 miliardi di euro» e la holding del comune, «fatta da 80 società con 34 mila dipendenti contro i 27 mila del Campidoglio ufficiale».
Nel gioco delle cifre Francesco Storace, indicato da Veltroni come responsabile del buco nella sanità laziale, e quindi come causa dell’emergenza finanziaria capitolina a causa dei mancati trasferimenti Regione-Comune, rispolvera il suo sarcasmo: «Evidentemente Veltroni è impazzito, se fa i conti sul Comune con la stessa leggerezza con cui li fa per la Regione c’è da preoccuparsi».