I numeri primi sfidano la giuria della Mostra

Attesa per Saverio Costanzo in concorso col bestseller di Giordano.
Protagonisti Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Isabella Rossellini. La pellicola rappresenterà il nostro Paese in gara anche al Festival di Toronto

«Girare La solitudine dei numeri primi (uscirà il 10 settembre, distribuito da Medusa) è stata una bella esperienza», dice Isabella Rossellini, che nel film di Saverio Costanzo, tratto dall’omonimo bestseller di Paolo Giordano, ha un ruolo minore, ma intenso. La figlia di Roberto Rossellini e di Ingrid Bergman, ancora testimonial nel mondo delle merci di lusso; regista di certi filmini pornoecologici (Green porno) finanziati da Robert Redford e attrice con sette film in uscita, interpreta Adele, la madre del protagonista Mattia (il bravo attore di teatro Luca Marinelli). E per spianare la strada alla sua apparizione veneziana, la Rossellini rilascia a Marie Claire di settembre qualche riflessione sull’avanzare dell’età.

Saverio Costanzo, che l’ha voluta come matura donna comprensiva, per adesso tiene la bocca cucita, anche perché Marco Müller, direttore del Festival veneziano, ha ordinato a tutti di tacere. Troppo grande è l’aspettativa intorno alla resa cinematografica del libro più sensazionale degli ultimi tempi: un milione e mezzo di copie vendute, il Premio Strega e il Campiello, l’esordio d’oro del ventiseienne Giordano, qui anche cosceneggiatore, con Costanzo e Heidrun Schleef. E poi, le polemiche striscianti tra il Festival e Medusa, scottata dal caso Baaria dell’anno scorso, con Tornatore preso sottogamba e i critici che aspettano al varco, magari per sentenziare: «Meglio il libro del film». Comunque dopo Venezia il film volerà al Festival di Toronto. Altra sfida, quindi preferibile mantenere il più assoluto riserbo, senza scordare che Costanzo, classe ’75, figlio di Maurizio e della scrittrice Flaminia Morandi, è uno da Private (2004, Pardo d'Oro a Locarno), tra i suoi film più riusciti.

Però Isabella parla volentieri: con la sua erre moscia non irrita, anzi. «Il cinema italiano è pieno di giovani talenti. Inoltre io vivo a Torino, dove il film è stato girato», commenta a proposito de La solitudine dei numeri primi, parzialmente ambientato in Piemonte, con l’ausilio della Piemonte Film Commission. Costato 4,8 milioni di euro, prodotto da Mario Gianani della Offside; da Philippe Kreuzer della Bavaria e da Anne-Dominique Toussaint di Les Films des Tournelles, con la sponsorizzazione della Mitteldeutsche Medienfoerderung e di Eurimages, il lavoro di Costanzo s’ambienta tra i boschi della Turingia (con interni girati a Jena, presso la modernissima mensa della Zeiss), mentre in Sassonia-Anhalt si sono svolti i lavori di animazione.

E narra di due giovani, Alice e Mattia, che durante le loro esistenze sono continuamente vicini, ma separati dalle avversità. Come i numeri primi, divisibili per se stessi e per uno. Una confezione internazionale, allora, che lancerà su scala globale gli interpreti de La solitudine dei numeri primi: Alba Rohrwacher (fa Alice, l’anoressica protagonista), Luca Marinelli e Filippo Timi (nel cameo d’un clown, che anima una festa per bambini). La Rossellini, di suo, è già globalizzata. Tuttavia non se la tira. «Si parla tanto di rughe e mai della libertà che si ottiene, dopo aver passato una vita a dover sempre dimostrare qualcosa a qualcuno: ai genitori, a te stessa, al mondo del lavoro», osserva Isabella, 58 anni portati bene, senza rimpianti per la carriera da modella. «Quand’ero giovane, mi chiedevo: Ma perché sui giornali non compaiono modelle di 50 o 60 anni? Ora che ho raggiunto quest’età è meglio di quanto pensassi», rivela la celebrità, già sposata con il regista Martin Scorsese.
Con la sua tranquilla verve, al Lido l’ex musa di David Lynch verrà molto ricercata, tanto più che sostiene argomenti condivisibili. «Alla mia età è difficile lavorare nel mondo della moda, né si trovano abiti adatti. Gli stilisti pensano solo alle donne giovani. Come facciamo a portare le gonne corte?», s’interroga lei, guardando a icone di stile «come Jackie Onassis, Maria Callas e mia madre». Naturalmente i sarti hanno fatto a gara per vestirla, data la prestigiosa passerella di Venezia. Dove il terzo film adattato da un Premio Strega (dopo Caos calmo dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, firmato da Antonello Grimaldi e dopo Come Dio comanda, dal volume di Niccolò Ammaniti, regia di Gabriele Salvatores) è atteso con la curiosità che normalmente si addensa intorno ai film, realizzati sulla scia d’un romanzo molto popolare.