I numeri della «smorfia» romana sotto la tramontana

La «tombolata» all’aperto ha attirato l’attenzione di molti curiosi

A Roma la tombola rimane ancora nelle tradizioni popolari del Natale e del Capodanno, generalmente giocata in famiglia con parenti, conoscenti, e amici. Ed è quasi un’abitudine dire in queste circostanze, alla fine del cenone: «Facciamoci un bella tombolata!».
Ma la tombola una volta si faceva anche in piazza. Si trattava di tombole con ricchi premi, che potevano essere in denaro o anche in natura: maiali, prosciutti, oche, a seconda del montepremi. Una volta, alla tombolata del teatro Corèa (il Mausoleo di Augusto), fu messa in palio una donna, che donò le sue grazie al vincitore. Quest’anno sembra essere tornata in auge l’antica tradizione della tombolata in piazza. Così, la notte di Capodanno, un gruppo di ragazzi dalla memoria facile, ha organizzato una tombolata in strada che ha attirato soprattutto la curiosità di tutti i passanti. A due passi da piazza del Popolo, nell’angolo della chiesa degli artisti, terni, quaterne e cinquine a cielo aperto hanno fatto ritornare, per qualche ora, i vecchi romani alle tradizioni del tempo che fu. Il cartellone, affisso alle pareti del muro, indicava tutti i numeri che, una volta estratti, venivano segnati con un pennarello scuro. L’estrattore per l’occasione si è mostrato a tutti i passanti bendato perché la fortuna (come la Parca) è cieca, non deve vedere i numeri che «chiama». Il ragazzo ha dovuto urlare per far sentire i numeri estratti, data la confusione che in quel momento dilagava in piazza del Popolo. Mentre si giocava la tombola, è stato assegnato un riconoscimento a chi conosceva l’etimologia della parola tombola, al quale è andato il premio alla cultura 2008. C’è stato chi l’ha fatta derivare dal «tombolo», chi da «tumbula» (piccola tomba), cui è legata l’idea del tesoro, ovvero dell’eredità, chi dal (capi)tombolo fatto dalla pallina che contiene il numero quando cade dall’urna o dalla ruota che gira (come la roulette) prima dell’estrazione. La tombolata è stata organizzata da un romano di sette generazioni, che si è ricordato quasi tutti i significati cabalistici dei vari numeri, tanto che, per ogni numero estratto e segnato sul tabellone, aveva la battuta pronta, come nella «smorfia» napoletana. Quando è stato estratto il due, ha urlato: «Er bacio», esortando i passanti: «Sotto, regazzi, che er bacio nun fa bucio!. E poi due so’ pure le corna». I giocatori e i curiosi hanno replicato in coro: «Le tua!».
Una tombolata che, forse per la tramontana, ha dato libero sfogo ai frizzi e ai lazzi più sferzanti, alle allusioni più o meno velate, trasversali, ai doppi sensi, alle similitudini, che si incrociavano fra i salaci commenti dei passanti. Poi, il ragazzo si è spostato in via dell’Oca portandosi dietro tutto il codazzo di curiosi rapiti dal gioco. La scelta della strada non è stata casuale, perché lì ha ripreso i giochi proprio con quello che porta il nome della strada capitolina. Del resto anche il gioco dell’oca si riallaccia al lotto con i suoi novanta riquadri, con le varie «penitenze», pegni da pagare, proibizioni di avanzare e obbligo di retrocedere. Si è trattato di un vero e proprio slalom di numeri, con personaggi in carne e ossa travestiti da tarocchi, come la morte, la sfinge e il brigante. Gli ostacoli e i tabù del gioco dell’oca hanno ricordato le prove dei «neofiti», che dovevano affrontare il mistero del labirinto delle catacombe. Insomma la sera di Capodanno nel circondario di piazza del Popolo, questi giochi in strada sono stati qualcosa di sibillino per il nuovo anno, appena nato.