I numeri della stampa avvelenata

Per leggere la campagna elettorale arrivata alle sue due ultime settimane, è bene analizzare gli indirizzi della grande stampa che ha come riferimento il piccolo establishment, l'accrocchio di potere di grandi imprese indebitate e grandi banche dalle fragili basi societarie che cercano, condizionando la politica, di sostenere il proprio potere.
La Stampa è senza dubbio la più scatenata pro-sinistra: se si prendono le prime nove pagine di domenica, si potranno leggere quattordici titoli e articoli con titoli allarmisti: «Traballa il deficit, rischio crisi», «Conti pubblici, scontro sul buco fantasma» e talvolta ridicoli come «Il Professore: “A me Chirac, non avrebbe parlato cos씻, contro un articolo filo-centrodestra (un'intervista a Renato Brunetta). Nei giornali conta l'orientamento del direttore e di Giulio Anselmi è ben nota l'attitudine radicale assunta negli ultimi anni e, via via, personalizzata nei confronti di Silvio Berlusconi. Però, in un quotidiano saldamente controllato dalla Fiat, gli orientamenti della proprietà pesano: è difficile non leggere nell'accanimento propagandistico, il segno di un Lingotto che ha un disperato bisogno della sinistra (banche, sindacato, consenso tra opinionisti). Sia detto senza malizia, non un bellissimo segno.
Il Corriere della Sera ha ben altro aplomb: il suo direttore ha pubblicamente annunciato il proprio voto per i prodiani, ma l'approccio alla campagna elettorale è sofisticato. Certamente, l'orientamento di fondo si deduce dal fatto che mentre gli editorialisti moderati, da Paolo Ostellino a Sergio Romano, sono sempre bilanciati (un colpo a destra e uno a sinistra), quelli filoprodiani, dall'americano Gianni Riotta al rancoroso Enzo Biagi, hanno licenza di picchiare duro contro Berlusconi Le operazioni corrieriste più insidiose, però, sono quelle che mirano a colpire il centrodestra attraverso il cosiddetto fuoco amico: la notizia dell'Ugl, sindacato legato a An, che appoggia le tasse sui Bot; la scelta di chiamare per il centrosinistra a discutere via web con i lettori corrieristi un leader come Francesco Rutelli, mentre per il centrodestra si mobilita l'antiberlusconiano Marco Follini; il tentativo di valorizzare la lista di Vincenzo Scotti per rubare voti al centrodestra; l'uso dei dibattiti sui giornali di centrodestra per dimostrare che nella cosiddetta Casa delle libertà impera la disgregazione. Insomma un bel lavoro, compiuto con tanti colpi sotto la cintura.
Va notato che, invece, Il Sole 24 Ore sta correggendo il suo schierarsi con il centrosinistra, specialmente dopo i «fatti» di Vicenza. E poi dicono che la protesta non paga. Anche se nelle intelligenti analisi del Sole di domenica sulle pensioni, si manca di affrontare il tema della riforma impostata con chiarezza dal centrodestra e che ha consentito all'Italia di guadagnarsi prestigio a Bruxelles. La richiesta della Fiat di prepensionamenti extra legem pesa su tutta la stampa filo-piccolo establishment.
Comunque il centrodestra se vuole mantenere le sue chance di vincere le elezioni del 9 aprile, deve seguire con attenzione gli orientamenti della stampa legata al piccolo establishment: è la via per capire con più rapidità come maturano le risposte della sinistra alle iniziative del centrodestra. Quando la propaganda berlusconiana comincia a fare male, ecco che spuntano i Francesco Giavazzi a dire che il problema sono i buchi di bilancio, per spostare l'attenzione da un tema (le tasse) che danneggia Romano Prodi e soci. Leggere con attenzione lo sviluppo della discussione pubblica, è l'unica via per mantenere l'iniziativa.