I nuovi cassonetti fanno flop Alemanno: caccerò i vertici Ama

Michela Giachetta

Decoro urbano e sanità, in città si può fare di più. Ma soprattutto si può fare meglio. A cominciare dai 60mila nuovi cassonetti Ama, molti dei quali da fine aprile sono stati posizionati in alcune zone del XX municipio. La denuncia arriva da Dino Gasperini, candidato al consiglio comunale ed esponente dell’Udc: «I nuovi cassonetti, costati mille euro l’uno, non sono compatibili con i camion che passano a raccogliere la spazzatura». Il risultato è che ogni sera l’Ama esce con due squadre: una per scaricare quanto c’è dentro il cassonetto, l’altra per pulire quanto rimane su strada nel rovesciamento del contenuto. «È un brevetto dell’Ama non adatto ai mezzi», spiega Gasperini, che mostra un filmato eloquente: operatori che si lamentano dei nuovi cassonetti e dei sacchi di spazzatura buttati per terra, perché - sostengono gli stessi - «le persone non toccano quelle tendine che chiudono in maniera provvisoria il cassonetto, sono sporche. Ma il risultato è che il contenitore rimane mezzo vuoto». «La cosa grave - precisa l’esponente dell’Udc - è che questi cassonetti sono stati brevettati dall’Ama. Come ha fatto l’azienda a non accorgersi che non erano compatibili con i loro mezzi?». Non se ne è accorto neppure il sindaco che, in occasione del posizionamento dei nuovi contenitori, ha parlato di «rivoluzione del decoro urbano». La rivoluzione che propone il candidato sindaco della Cdl, Gianni Alemanno è diversa: «Ho già detto con chiarezza che la nostra idea, una volta eletti, è quella di cacciare i vertici delle società del trasporto pubblico. Ora bisogna aggiungerci anche l’Ama. Ci sono degli incompetenti al vertice. Chi fa degli errori di questo genere non può guidare questa importante società». In serata arriva la risposta dell’Ama, che «sconfessa» il filmato: «I nuovi cassonetti sono perfettamente compatibili con tutte le macchine adibite allo svuotamento in commercio». E precisa che «il costo di ogni contenitore è di circa 699,50 euro» e che «nulla è cambiato dal punto di vista delle operazioni di svuotamento dei contenitori e di pulizia dell’area che li circonda».
Ma la rivoluzione di Alemanno non si ferma al decoro urbano. Coinvolge anche la sanità, raccogliendo l’appoggio, fra gli altri, di due senatori, che in quel settore operano da anni: Cesare Cursi, già sottosegretario alla salute, e Domenico Gramazio, presidente dell’Agenzia di sanità pubblica, nella passata legislatura. Per il candidato della Cdl, «è necessario che la sanità della città diventi autonoma rispetto a quella della Regione Lazio». Alemanno ritorna a parlare dei poteri di Roma capitale: «La città - sostiene - deve assumere i poteri normativi analoghi a quelli di una regione e fra questi deve essere inserita anche la sanità». La richiesta tiene conto, in particolare, della situazione in cui si trova la capitale, dove arrivano persone da tutta Italia, soprattutto dal Centro-Sud, per curarsi. Cursi, invece, sottolinea la necessità di un monitoraggio dell’offerta sanitaria in città: «Le cose a Roma non funzionano, nonostante gli stanziamenti profusi a piene mani dal governo Berlusconi. E nonostante la giunta Storace abbia creato strutture d’eccellenza, firmando un decreto di 100 milioni di euro per l’oncologia per il centro Santa Lucia e il San Raffaele, per l’Ifo Regina Elena, per l’Istituto Superiore di Sanità e per l’Alleanza contro il cancro». «Nonostante le cose non funzionino - continua Cursi - l’assessore regionale alla Sanità, Augusto Battaglia, nell’accordo Stato-Regioni del marzo scorso, si è fatto togliere 245 milioni di euro del fondo nazionale, che sono stati poi ripartiti su Toscana, Emilia e Liguria».