I nuovi cassonetti? Già tutti rotti

Come dare torto all’Agenzia per il controllo dei servizi pubblici che ha bocciato l’operato dell’Ama? L’azienda riesce ad assomigliare a un elefante in un negozio di cristalli anche quando si muove per inseguire l’innovazione: a via Calderon de la Barca, infatti, hanno speso finora quasi cinque milioni di euro per acquistare dei cassonetti che nel giro di pochi giorni sono già da buttare. Per una prova basta farsi un giro nei municipi VI e VII, dove negli ultimi mesi sono stati installati circa 2800 nuovi contenitori per la raccolta dei rifiuti non riciclabili. La loro caratteristica più evidente, oltre alle piacevoli forme arrotondate, è l’assenza di pedali e maniglie per il sollevamento del coperchio. Al loro posto, per l’inserimento della spazzatura, sui lati lunghi si aprono due inoffensive «bocche di lupo» di grandi dimensioni, mentre a fare da barriera tra l’interno e l’esterno è presente solo una fragile cerniera in plastica, talmente precaria che poco tempo dopo l’installazione è stata strappata via da gran parte dei cassonetti. Così, a quei contenitori che erano stati scelti dall’Ama per ridurre l’impatto visivo dei loro predecessori e ingentilire l’aspetto delle vie, è toccata una sorte doppiamente infausta: non solo si stanno facendo notare oltre ogni previsione a causa dello scempio subito, ma soprattutto si stanno facendo sentire per il cattivo odore che emanano. Altro non sono ormai che delle discariche a cielo aperto poste davanti alle case e ai negozi dei due municipi, per la gioia dei residenti. Ognuno dei cassonetti già sfasciati è costato 700 euro. Ma di chi è la colpa? «Sono venuto a buttare l’immondizia il giorno stesso che li hanno portati - racconta Stefano, 48 anni, che abita in viale Alessandrino - e la sera già erano sparite tutte le barriere in plastica. Sono stati i rom che rovistano nei cassonetti. Qui non si respira, come sempre a farne le spese siamo noi cittadini». Lungo la stessa strada la situazione è preoccupante: circa l’80% delle feritoie sono state divelte su uno o su entrambi i lati; a via Morandi (Tor Sapienza) si sfiora il 90%, per non parlare di via Valente (Collatino). «Prima - racconta Giovanni Coletta, artigiano - mettevano un legno per tenere aperti i coperchi e frugavano dappertutto. Ora, per non infilare la testa tra le tendine, le tirano via con un paio di colpi e così il problema è risolto. Per loro, non per noi che dobbiamo sopportare tutto il giorno il fetore dell’immondizia. Abbiamo chiamato l’Ama e ci hanno detto che la ditta appaltatrice non vende separatamente le tendine». Davanti al campo nomadi di via dei Gordiani lo scenario non cambia e i due cassonetti sono scoperti. Stessa musica a Centocelle e Tor Tre Teste. Al numero verde dell’Ama ammettono che «la situazione è nota e che dappertutto è così». Qualora venisse avviata una sostituzione delle parti in plastica si presume che durerebbero molto poco; fino al prossimo «giro» di rom. Intanto entro il 2008 sono previsti 30mila contenitori simili: ai romani non resterà che tapparsi il naso.