I nuovi drogati: si inizia a undici anni

Per comprarsi la «dose» molti adolescenti finiscono nel giro dello spaccio

Eleonora Barbieri

da Milano

Lo spinello, la cocaina, ma anche l’eroina «fumata». I giovani iniziano presto a conoscere la droga, già sui banchi delle scuole medie. Il primo contatto avviene, in media, intorno agli 11 anni e, a 15-16 anni, i ragazzi non sono già più semplici consumatori occasionali. È il dato più scioccante che emerge dalla «Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze 2005», presentata ieri a Roma in apertura del congresso di Federserd, la Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze, in programma fino a sabato. Il rapporto, messo a punto dal Dipartimento delle politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, dipinge un quadro delle nuove sostanze stupefacenti, più potenti rispetto al passato. Addio allo spinello leggero, stile anni ’70. Ormai la concentrazione di hashish e marijuana raggiunge percentuali del 15-16%. Per questo molti giovani vengono ricoverati a causa di effetti allucinogeni inattesi. «In appena cinque anni - sottolinea Andrea Fantoma, direttore generale del Dipartimento - l’età media dell’uso di droghe si è ridotta dai 25-34 anni del 1999 ai 15-19. Ma i primi contatti avvengono già a 11 anni». Fra i giovanissimi si diffondono anche cocaina, anfetamine, ecstasy ed eroina. Per quest’ultima, però, si abbandona l’uso della siringa: ora si preferisce fumarla. Senza dimenticare una buona dose di alcool.
La droga, sottolinea il rapporto, non attrae solo i classici «sbandati» in erba. Ragazzi tutti studio, casa e sport, ragazzine acqua e sapone, magari un po’imbranate nei rapporti coi coetanei, la maggior parte figli di buona famiglia: è questo il nuovo target di consumatori. Un bacino d’utenza di successo, anche perché apre a ulteriori coinvolgimenti nel mondo della criminalità nonostante i prezzi delle droghe siano calati. Ai giovani vengono aperte linee di credito, anche fino a 2mila euro. Per pagare, sono poi costretti ad entrare nel giro dello spaccio. O, se si tratta di ragazze, a prostituirsi. Difficile denunciare: molti temono la reazione delle famiglie. Già, perché i genitori sono ignari di tutto. «La famiglia tipo - nota Claudio Leonardi, presidente di Federserd Lazio - è quella borghese nella quale il padre lavora 12 ore al giorno e spesso è all’estero o comunque fuori casa. La mamma, spesso è una donna in carriera».
Del resto, i prezzi in calo degli stupefacenti attraggono tutte le tasche. E lo sballo, di solito, non dura più di due ore, giusto il tempo di godersi la serata. Una notte trascorsa in compagnia ma, spesso, anche da soli. La droga sembra infatti aver perso il carattere «socializzante» che aveva negli anni passati. Sniffare cocaina o fumarsi una canna è sempre più un fatto privato, sia che ci si trovi in discoteca, allo stadio o nel giardino di casa.
E gli adulti? Il consumatore è solitamente disoccupato o senza lavoro fisso. Ma anche molti «insospettabili» trovano negli stupefacenti la soluzione per trascorrere il sabato sera. Professionisti, dirigenti, commercianti e persino insegnanti, età media 35-40 anni, si «sfogano» almeno un paio di volte alla settimana. D’altra parte, sottolineano gli esperti, stimare il numero di consumatori non occasionali è difficile. I dati ufficiali sono quelli dei pazienti dei Sert. La relazione 2003 parla di 51 persone trattate ogni 10mila abitanti. Sono soprattutto uomini, età media 33 anni. Un utente su sette è donna. «Tutti - fa notare Leonardi - hanno cominciato con uno spinello». Diminuisce il numero dei morti per droga: nel 2003 sono stati 429, il dato più basso degli ultimi anni. Le cure, per chi frequenta i Sert, sono innanzitutto quelle a base di farmaci sostitutivi, come il metadone e la buprenorfina. «Ma sono solo strumenti - chiosa Fantoma -: non bisogna innamorarsene». Calano infine i tossicodipendenti malati di Hiv, mentre aumenta il numero di chi contrae l’epatite C, anche a causa di uno stile di vita sempre più irregolare.