I nuovi ghisa meno urbani e più «alacri»

Alacre. L’aggettivo è in via di estinzione come la foca monaca o l’orso marsicano ma viene subito alla mente guardando i vigili urbani, chiedo scusa, gli agenti della polizia locale perchè di urbano è rimasta qualche traccia, come in certe analisi mediche. In questi giorni Milano, già alveare incasinato di suo, è intasata di traffico causa sfilate di moda. Gli stilisti hanno okkupato il centro, non c’è strada, via, portone, atrio, cortile, salone (ma perché non un garage? mie cari griffeurs) che non sia territorio loro. Va da sé che il paese è piccolo, la gente mormora, i parcheggi esplodono. Dinanzi ai siti dei défilé sostano cilindrate supermaxiextralarge, in seconda fila, pure in terza, con autista stravaccato e/o addormentato al posto di guida. Gli alacri, spesso femmine con paletta e fischietto, fanno segno di circolare alle automobili del resto del popolo, in contemporanea elevano contravvenzioni a quelle parcheggiate in divieto ma non soffiano nemmeno un sospiro, non osano avvicinarsi alle limousine di cui sopra che godono di diritti e privilegi di casta-casting. Mercoledì sera, in piazza XXV aprile, attorno alla mezzanotte, sotto la pioggia, avreste dovuto vederli gli alacri, una mezza dozzina. Si muovevano a falange, con taccuino; un gruppo sfilando sotto i cornicioni per evitare di bagnare la divisa, un altro astutamente seduto in auto, tutti annotando targhe e infrazioni, lasciando il souvenir cartaceo di impossibile lettura, causa pioggia. A domanda specifica: «ma che cosa sta accadendo, come mai in sei, come mai a quest’ora?», la risposta è stata secca, con tono infastidito, tipico di chi era urbano e oggi è soltanto locale: «Gravi problemi di parcheggio». Gravi? Passi ancora per alacri ma gravi? A mezzanotte, ohibò, con la solita merce clandestina offerta dai soliti clandestini, con le motociclette parcheggiate sui marciapiedi senza conseguenze perché «non rientra nei nostri compiti». Totale: o hai l’autista o ti fai la moto. Negli altri casi «circolare», con alacrità.