I NUOVI IPERBOREI

Se nessuno l’ha ancora fatto, e se è stato già fatto, repetita iuvant, consigliamo caldamente ai fratelli Coen (i quali probabilmente non leggono il Giornale, ma non si sa mai... - e poi gli uffici stampa, quando ci si mettono, possono arrivare ovunque), di leggersi questo libretto di Erlend Loe e, già che ci sono, anche i suoi precedenti: sicuramente ne trarrebbero un film in puro «brothers Coen style». Questo libretto s’intitola Volvo (pagg. 230, euro 15, traduzione di Giuliano D’Amico), è pubblicato, come Naif.Super, Doppler. Vita con l’alce e Tutto sulla Finlandia, da Iperborea, la casa editrice che è ormai diventata (o è tornata a essere), un aggettivo, visto che porta sui nostri scaffali, condotto dalle ali del mitico Borea, il vento del Nord, quanto di meglio la letteratura contemporanea propone, dall’angolino più meridionale del Belgio all’ultimo fiordo norvegese che si tuffa nel Mare di Barents.
Dunque, qualora davvero lo sbalestrato duo di Minneapolis decidesse di seguire il nostro consiglio, prima di iniziare rifletta bene su queste parole: «L’unica ragione per cui io (che scrivo) possa pensare a un film tratto da questo libro sarebbe che qualcuno mi offrisse una somma vergognosamente alta per i diritti e mi dicesse che io non dovrò in alcun modo partecipare alle riprese e magari anche che nei titoli di testa ci sia scritto che io, nel caso il film sia brutto, non ho alcuna responsabilità per la sua qualità, mentre (se il film è bello) ho gran parte dei meriti per la sua riuscita». Capito che tipo è, questo Loe? Un omone con la faccia da salumiere (ma forse in Norvegia, dov’è nato nel ’69, per la precisione a Trondheim, i salumieri hanno la faccia da avvocato, chissà), brillante esponente di quella prosa da cazzeggio che qualcuno con superficialità potrebbe definire, genericamente, umoristica. Certo, parlando di lui dovremmo chiamare in causa alcuni padri nobili come Mark Twain e Jerome K. Jerome, il primo per lo slancio puramente infantile della scoperta, il secondo per gli occhiali rosa che non si toglie mai. Dovremmo anche accostarlo, visto che siamo italiani, a Gianni Rodari, perché lo sgangherato incedere che caratterizza Loe che cos’è, in fondo, se non una favola? Anzi, un mix di favole.
«Mica si può smettere di raccontare quello che ci sembra vero solo perché pare inverosimile», dice lui. In effetti... Qui si narra di come, appena uscito dal precedente libro Doppler. Vita con l’alce, l’errabondo (pedibus calcantibus) protagonista Andreas Doppler, insieme a Bongo, l’alce, e a Gregus, il figlioletto sui cinque anni, sconfina dalla Norvegia alla Svezia e s’imbatte dapprima in una vecchietta di 92enne, Maj Britt, che ha l’allure della strega buona, va pazza per il reggae e si rolla canne a non finire, e poi in Anton von Borring, ex compagno di giochi di Maj, votatosi anima e corpo, da almeno una sessantina d’anni, alla filosofia degli scout. Quindi, e ci rivolgiamo ancora ai Coen, il titolo del film potrebbe essere È un paese per vecchi, facendo il verso a quello basato sul romanzo di Cormac McCarthy. Comunque, non vogliamo insistere.
Ben presto Doppler diventa compagno di fumo di Maj, trascurando Bongo e Gregus, e dall’amica viene inviato a casa di von Borring, che abita un chilometro più in là, a portargli un tordo morto. Un vero affronto per lo stagionatissimo scout, la cui unica passione è il birdwatching. Ma può uno scout incazzarsi come una bestia? No, non può, al contrario, accoglie lo stralunato (anche al netto dell’hashish) Doppler sotto la sua ala protettiva da vera «culanda», come dice Maj, e gli apre le porte di una vita quasi ascetica.
Tuttavia, i tempi sono maturi per il clamoroso riavvicinamento fra la megera fricchettona e il borghese salutista. Così l’assurdo trio monta su un Tir, il «Globetrotter» Volvo di Maj, naturalmente rubato a parziale risarcimento per la scarsa riconoscenza dell’azienda nei confronti del di lei marito Birger, e altrettanto naturalmente guidato senza patente da Doppler. Bisogna portare una torta molto sarcastica al direttore della Volvo Trucks, che ha sede a Umeå. Aggiungete la solerzia della polizia stradale (siamo pur sempre in Svezia...) e un finale alla Qualcuno volò sul nido del cuculo, ma senza morti, in cui ricompare Bongo, e il gioco è fatto.
«Mi piace che credano di sapere chi sono. Mi dà libertà d’azione», dice Maj a Doppler a un certo punto. È Erlend Loe che parla, statene pur certi.