I nuovi mercenari

Si chiamano "contractor", sono 180mila nel solo Irak, dove hanno già avuto 1000 morti. Il racconto di Pierre: "12mila euro al mese non valgono la vita ma la rendono migliore"

Una volta erano les affreux, i terribili. Oggi sono più banalmente contractor, contrattisti a termine. Uomini e armi in affitto. Precari della guerra. Mercenari da legge Biagi. «Dodicimila euro al mese non valgono la vita, ma la rendono assai migliore... soprattutto se riesci a incassarli per più di un anno». La voce di Pierre arriva da una piattaforma sperduta della Nigeria. La sua vita a 12mila euro al mese oggi è lì. Ieri era in Irak. Oggi i suoi nemici sono i guerriglieri del Mend. Ieri erano semplicemente «gli altri». Non pronuncia né la parola insorti, né quella terroristi. È un ex ufficiale della fanteria di marina francese, un professionista, non uno spassionato alleato degli americani. «Gli vendi i tuoi servizi, non la tua anima», si giustifica. «Comandavo una scorta di tecnici americani, li portavamo a lavorare e poi di nuovo a casa». Lo racconta senza orgoglio né passione, con la noia della catena di montaggio. «Non sei un soldato, sei un bersaglio mobile. Sei l’orso del videogioco, loro ti cacciano, loro ti sparano, tu puoi solo scappare. Se ti colpiscono ègameover, gioco finito. Il resto è routine».

Il controllo delle armi, la mitragliatrice sul pick up dietro, davanti il gippone con i mitragliatori ai finestrini. In mezzo il pacco blindato, gli ingegneri americani. «Se un veicolo s’avvicina troppo, spari... gli americani sparano anche se non serve, fanno fuori troppa gente... Noi e gli altri spariamo meno, solo se c’è bisogno». Intende i francesi, maanche gli inglesi, i sudafricani, i serbi, il resto dell’agguerrita Babilonia in armi perduta tra le quinte del conflitto iracheno. «La roulette russa sono gli ordigni comandati a distanza per quelli non c’è niente da fare... la pistola è carica e prima o poi il proiettile arriva. Non hai paura e manco ti diverti. Pensi solo a sopravvivere e a incassare. Una volta forse era diverso...». Una volta quando? Nel Congo di Mad Mike Hoare, Bob Denard e «Black Jack» Schramme? Ride. «Quella ormai è leggenda. Onore e passione non esistono più. Non sei più un guerriero. Non combatti per quello in cui credi. Sei solo un tecnico super pagato».

Pierre non ne sarà orgoglioso, mai precari della guerra si moltiplicano. Le statistiche ufficiali registrano 180mila civili a contratto solo in Irak. A portare le armi sono in trentamila. Gli altri fanno la biancheria, distribuiscono la posta, cucinano il rancio. Ma è un altro esercito, più numeroso dei 160mila soldati americani ed esposto agli stessi rischi. Il 30 giugno scorso i contractors caduti in Irak hanno superato quota mille. I feriti sono oltre 12mila. E le probabilità di morte, dicono le statistiche, sono più alte che nell’esercito. Le cifre ufficiali riportano solo infortuni e uccisioni registrati da compagnie americane o titolari di contratti per l’Irak con l’amministrazione Usa. Il resto è un magma oscuro, uno stige che seppellisce morti senza nome,licenzia feriti e rottami umani senza futuro. Defunti conosciuti solo ai loro cari. Nomi registrati solo nei contratti delle compagnie di ventura del XXI secolo. Si chiamano Blackwater, Aegis, Erynis DynCorps, sono i titani della nuova guerra privata, hanno capitali americani o inglesi, gestiscono contratti da centinaia di milioni di dollari in Irak, Afghanistan e nelle altre zone grigie del pianeta.

La loro buona stella sorge alla fine della guerra fredda, illumina Balcani e Sierra Leone, splende luminosa sull’Afghanistan e sull’Irak. Uno dei loro indiscussi profeti è Tim Spicer. Ha 55 anni e alle spalle una carriera nelle Guardie Scozzesi di Sua Maestà che lo porta dalle Falkland all’Ulster. Quando nel ’92 due suoi soldati vengono condannati per l’uccisione di un ragazzino cattolico dell’Irlanda del Nord, il tenente colonnello Spicer molla tutto. Due anni dopo Sandline, la sua prima compagnia privata, incassa 36 milioni di dollari dal governo della Nuova Guinea per stroncare una rivolta interna. In Sierra Leone i suoi affari diventano scandalo. I giudici lo accusano di infrangere l’embargo dell’Onu sulle armi, di agire con la copertura di Londra e Washington. Tim ne esce pulito, ma in quel sospetto c’è la chiave dei nuovi successi.

Nel 2003 la Sandline è in liquidazione. Al suo posto è pronta la Aegis. Negli Stati Uniti Donald Rumsfeld promette di rivoltare come un calzino il Dipartimento della Difesa e di affidare ai privati il settore sicurezza. In Irak la guerra è alle porte. Tim Spicer ha i contratti pronti, le referenze giuste e i contatti migliori. Nel 2004 firma un contratto triennale da 293 milioni di dollari con il Pentagono. L’Aegis, lo scudo, diventa la capogruppodi eserciti e guerrieriprivati disseminati in Irak, almeno 20mila uomini. Un contratto rivalutato oggi a 475 milioni di dollari e pronto al rinnovo nonostante le contestazioni di altri comandanti di ventura. Ma il potere della Aegis non sono solo i duemila armati responsabili della scorta dei tecnici americani. Dal primopiano del suo quartier generale, nella Zona Verde di Bagdad, partono quotidianamente le informazioni e gli avvertimenti destinati a rendere meno aleatorie le missioni dei soldati senza uniforme. Un mattinale per arditi, che elenca attacchi ostili e zone a rischio, dissemina allarmi e avvertimenti.

«Quando nel 2004 la Blackwater perse quattro uomini a Falluja dissero che le compagnie private erano elefanti senz’occhi, eserciti senza intelligence, la Aegis ha riempito il vuoto creando un’intelligence privata», spiega al telefono Mike, un ex delle Sas già coordinatore della sicurezza di vari network tv a Bagdad. Così oggi l’Aegis, dopo una campagna acquisti tra le file della Nato e l’assunzione di decine di analisti d’intelligence con accesso ai più alti livelli di segretezza, non si limita più a monitorare elettronicamente i movimenti di tutti i convogli.

Oggi infiltra team armati nelle zone della guerriglia, dialoga coni capi tribù locali, raccoglie informazioni sui gruppi terroristici, distribuisce autonomamente aiuti e denaro «per conquistare il cuore e la mente del popolo». Insomma, una piccola Cia privata. «Non è spionaggio, è semplicemente capire in che acque nuoteremo», si difende David Cooper, direttore del dipartimento dell’Aegis responsabile di aiuti umanitari alle popolazioni locali. «Non diamo armi in affitto, siamo qualcosa di più, siamo unasocietà di analisi e intelligence », spiega Kristi Clemens, vice presidente della Aegis negli Stati Uniti. Ma la polemica monta e il Congresso Usa punta il dito contro l’amministrazione Bush accusandola di aver svenduto ai nuovi mercenari anche quell’intelligence considerata un tempo «prerogativa assoluta» del governo.

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