«I nuovi stupefacenti sono un allarme sociale»

Il professor Gatti: «Difficile accorgersi se un giovane pratica lo sniffing. Lascia i segni di una ebrezza alcolica»

Paola Fucilieri

«La situazione sta diventando sempre più difficile e complicata da gestire. Per capirci: di fronte a certe nuove situazioni, a questo panorama vastissimo nell’utilizzo di nuove droghe (alcune delle quali non sono nemmeno considerate come tali) il vecchio eroinomane è un sogno. Sono preoccupatissimo perché il mercato del grande consumo è trasversale, non mira ai tossicomani, ma ai consumatori, una fascia molto più ampia. Se non cambiamo qualcosa, tra una decina d’anni saremo nei guai seri. Già adesso la situazione è ingestibile».
Riccardo Gatti è direttore del dipartimento di dipendenze dell’Asl di Milano, un esperto di stupefacenti come ce ne sono pochi altri in Europa. Per questo le sue parole, quando si parla delle droghe e dei suoi consumatori, pesano come macigni.
«No, i genitori di un ragazzo che muore per sniffing non possono accorgersi che il figlio sta sniffando sostanze. Il ragazzo presenta gli effetti di una sorta di ebbrezza alcolica. Che insorge rapidamente, ma passa altrettanto in fretta - sottolinea Gatti -. Non ho mai visto un morto per sniffing. Certo: la morte rapida da sostanze inalanti esiste, ma non sempre è causata dalla medesima ragione finale. Può accadere che una persona perda conoscenza e vomiti, restando magari affogata. C’è qualcuno che si stupisce e si scandalizza perché un ragazzo è morto a causa di una droga che non è nemmeno una droga? Io non mi stupisco. So per certo che, con tutta questa pubblicità, da domani ci sarà sicuramente qualcuno in più che, per sballarsi oppure ottenere prestazioni superiori a quelle che può normalmente offrire, adesso sa che può anche andare a cercarsi il butano».
Le cause, le colpe di tutto questo, Gatti non le va a ricercare molto lontano. «Questi ragazzi sono figli nostri - chiarisce senza mezzi termini il direttore del dipartimento dipendenze dell’Asl - siamo noi che li trasformiamo troppo presto in adulti, inducendoli al consumo, a tutti i costi, di tante cose di cui non hanno affatto bisogno, con desideri assolutamente indotti, che in realtà non hanno e che abbracciano vari settori della società. La ricerca è sempre quella della performance e dell’adrenalina. E quando spieghiamo ai ragazzi quali sono i rischi a cui vanno incontro facendo uso di droga, convinti che adesso sta a loro fare attenzione, è solo un modo per lavarcene le mani. Sapete cosa pensano loro? Che se l’adrenalina in corpo è lo scopo e assumere stupefacenti prevede rischi, in fondo fa tutto parte del gioco».