Ma i pacifisti nostrani snobbano Kim Jong Il

Arturo Diaconale

Sarà interessante vedere se nella prossima marcia della pace di Assisi sfilerà anche qualche pacifista preoccupato per gli esperimenti atomici del dittatore della Corea del Nord. È probabile che qualche striscione di condanna non manchi. In fondo il governo di centrosinistra ha protestato ufficialmente con Pyongyang. E poi un cartello di protesta, come i vecchi sigari toscani, non si negano a nessuno nell’Umbria felix del pacifismo multietnico e multicolturale.
Ma se mai i fraticelli eredi di San Francesco e percettori dei cospicui fondi della regione per la marcia annuale, apriranno le braccia anche a chi denuncia le follie del regime comunista coreano, la circostanza non cambierà di una virgola la conferma del carattere fasullo e strumentale del pacifismo nostrano. La bomba nucleare della Corea del Nord, così come il processo di arricchimenti nucleare del regime khomeinista iraniano, rappresentano un pericolo concreto, immediato, terrificante, per la pace mondiale. La bomba coreana è destinata ad innescare un processo di proliferazione nucleare in tutto l’Est asiatico. Può il Giappone continuare a rinunciare a qualsiasi forma di riarmo ed all’ipotesi di dotarsi dell’arma atomica, quando il suo intero territorio è sotto la portata dei missili di Kim Jong Il? Può la Cina rimanere inerte di fronte ad un vicino che pure di conservare il proprio traballante potere potrebbe essere indotto a dare fuoco alle polveri della propria area con la scusa della conversione capitalistica degli ex compagni cinesi?
E lo stesso vale per i Paesi arabi moderati del Medio Oriente. Può l’Egitto rimanere con le mani in mano di fronte alla scelta dell’Iran di dotarsi dell’arma atomica ben sapendo che nei propositi del regime di Teheran c’è la volontà di fare piazza pulita dei governi musulmani filo-occidentali? E può l’Arabia Saudita assistere inerte all'armamento atomico iraniano ben sapendo di essere il primo Paese nella lista dei fondamentalisti islamici?
Ebbene, questi rischi gravissimi forse provocheranno qualche cartello isolato alla prossima marcia della pace. Ma, per il momento, non hanno provocato nessuna manifestazione pubblica dei no-global e del movimento pacifista, nessuna dichiarazione indignata dei Gino Strada e dei don Ciotti, nessun appello delle mille organizzazioni della sinistra cattolica e della sinistra radicale. Il pericolo nucleare non colpisce, non indigna, non mobilita. Le bandiere multicolori appassiscono sui balconi delle città italiane. A sventolare clamorosamente c’è solo la dimostrazione che i pacifisti di oggi sono come quelli dei tempi di Stalin. Qualcuno si preoccupi di avvisare i fraticelli che San Francesco li voleva buoni e mansueti, non ipocriti o coglioni.