I Padri della Patria precipitati dal piedistallo

Caro Granzotto, da giovane sapevo fischiare benissimo, ora da vecchio non più. Per mille motivi più uno, questo: non ho potuto, anche volendo, unirmi ai fischi dedicati ai senatori a vita unanimemente votanti a favore del candidato dell’Unione. Ma invece che un fischio ideale, un soffio di malessere e amarezza è spontaneamente sortito dalla mia mente alla prova di incoerenza che almeno tre dei Padri della Patria offrivano alla mia pochezza refrattaria a capire certe alchimie. Ho sempre nutrito una profondissima ammirazione per il sen. Andreotti per la sua fortezza, per la sua intelligenza, per la sua fede, che mi sono stati confortevoli esempi fin dai tempi della lontana giovinezza; ma ero certo che egli subito dopo aver accettato di candidarsi per la Casa delle libertà, si sarebbe astenuto. Io già mi preparavo a provare nostalgia per il dolce sorriso del Presidente Ciampi, comprensivo delle ragioni degli altri, ma non avrei immaginato che appena uscito dal Palazzo avrebbe rivelato di essere uomo di parte; avrei giurato anzi sul suo regale riserbo. Dal sen. Cossiga tutto mi aspettavo per la stravaganza delle sue contraddittorie dichiarazioni fatte solo per sbalordire; ma contavo su un suo disincanto a dimostrazione della superiorità che egli ritiene di avere. Forse si spiegherà in uno di quei suoi scritti, in cui i periodi lunghi di solito quanto un’intera colonna di giornale mi lasciano però più confuso che persuaso. Ho esitato a lungo prima di scriverle questa lettera, caro Granzotto; sia perché temevo che si pensasse a un mio, del resto ininfluente e trascurabile, tentativo di delegittimare un voto che ritengo valido e indiscutibile, sia perché correvo il rischio che la mia delusione sul piano morale, anzi etico, o forse sentimentale, fosse scambiata per faziosa partecipazione a beghe politiche da cui son fuori. Così mi è venuto il dubbio che, oltre a non saper fischiare, non so neanche più campare tacendo. È grave?
Turi Vasile - Roma


E come si fa a tacere, caro Vasile? Bello e comodo fare i super partes o anche i signori della politica, quelli che dal barbiere si fanno tagliare alta la sfumatura istituzionale, cavandosela con un paio di nobili e solenni dichiarazioni. Poi tutti a casa a desinare, che la minestra si fredda. Era lì, nel corso della elezione del Capo dello Stato e al momento di votare la fiducia al governo Prodi che quelli che lei chiama i Padri della Patria avrebbero dovuto dimostrare nei fatti d’essere sopra le parti. Massime dopo un risultato elettorale che attesta in maniera inequivocabile la spaccatura a metà del Paese. A differenza di lei, da Cossiga me l’aspettavo. Come tutti i sardi di balentìa è strutturalmente un Capitan Fracassa (con qualcosa, un indizio forse, di Rodomonte). Ma Ciampi, il buon Ciampi, ma Andreotti, che pure ne ha viste e ne ha passate! La loro scelta di campo mi ha deluso quanto lei, caro Vasile. Li avevo messi su un immaginario piedistallo (un piedistallino, quello di Ciampi, ma niente di personale. Gli è che sono fortemente allergico alle banalità istituzionali) e ne sono precipitati. Pensi che giganti – in terra di nani – se si fossero astenuti sostenendo di essere parlamentari d’onore, non di elezione e pertanto di ritenersi rappresentanti dell’intero Paese, non di un suo cinquanta per cento.
Ma come diceva don Abbondio il coraggio, se non ce l’ha, uno non se lo può dare. E così è andata.