I padri separati si sfogano su Internet

(...) a un elevato standard di vita cui sarebbe ormai difficile rinunciare. Al «ben gli sta» della nostra lettrice, Lussana rispondeva denunciando una situazione che vede i padri separati spesso svantaggiati nelle cause di divorzio. «È proprio così - concorda il nostro "amico telefonico" -. Sembra che per i giudici italiani sia sempre colpa del marito che, se padre, diventa improvvisamente indegno per fare il genitore. Sono una persona onesta, ho sempre lavorato, non ho mai fatto mancare nulla al mio bimbo. Mi butterei nel fuoco per lui. Adesso, subito, senza pensarci. Eppure mia moglie fa di tutto per non farmelo vedere. Lo usa per colpire me. È piccolo, certe cose non le può ancora capire, ho paura che me lo metta contro». La voce si fa strozzata, chiede di incontrarci ma poi ci ripensa «tanto - dice - è tutto inutile». Però noi vogliamo vederci più chiaro. E ci imbattiamo così in un'associazione che ha lo scopo di tutelare i diritti dei padri separati.
Si chiama proprio così: Associazione Padri Separati, e riunisce più di 6mila «genitori negati». Esiste anche a livello ligure. E non potrebbe essere altrimenti. Perché guardando alla percentuale nazionale delle sentenze di divorzio che decidono di affidare i figli alle mogli (93%), quella a livello regionale è ancora più alta. «In Liguria si sfiora il 95% - conferma Aldo Binacci, Presidente nazionale dell'associazione -. Il restante 5% riguarda i casi di affidamento congiunto, al solo padre o a terzi. Innanzitutto i giudici hanno trasformato l'obbligo di pagare gli alimenti nel caso in cui c'è un coniuge svantaggiato, in obbligo da assolvere sempre e comunque. Esistono sentenze in cui un ex marito cui viene affidato il figlio deve comunque sempre passare l'assegno alla moglie. Le sembra giusto? Sul discorso figli caliamo un velo pietoso. Pare che ci sia una discriminazione sessuale per quanto concerne l'affidamento. Ma le discriminazioni per ragioni di sesso non sono vietate dalla Costituzione italiana? È come se si desse per scontato che un uomo non può amare o allevare un figlio altrettanto bene rispetto a una donna. Perché?». Le storie di padri delusi si sprecano sul sito internet dell'associazione. A scrivere dalla Liguria è addirittura la compagna di un padre separato scandalizzata di come gli sia negato il diritto di essere genitore. Ma lo sappiamo, caro amico telefonico, il «mal comune mezzo gaudio» quando ci sono di mezzo sentimenti così profondi non vale più. Però un consiglio, per quanto piccolo, vogliamo dartelo. Se domani vuoi comporre un numero di telefono prova a digitare quello di «Pronto papà», il telefono di pronto soccorso istituito dai membri di questa associazione per chi si trova nella tua situazione. Basta andare sul sito www.padri.it. E chissà. Ma se poi preferisci il nostro centralino, sei sempre il benvenuto.