I «paesaggi di luce» di Mario Verolini

Protagonisti dell’esposizione ospitata nella Sala Giubileo le marine e i boschi delle terre marchigiane

Luce e colore. E poi laghi, fiumi, monti e colline a delineare le diverse scelte cromatiche e la luminosità che restano, però, le vere protagoniste della mostra. La personale «Mario Verolini, opere 1985-2005» che apre i battenti oggi al Vittoriano, colloca, infatti, nei 40 dipinti a olio, in primo piano il colore, inteso in varie gradazioni. E col trascorrere del tempo si nota come le pennellate del pittore marchigiano diventano sempre più accese, fino a raggiungere il rosso, tonalità definita dall’artista stesso «il colore della perfezione cromatica». L’esposizione, propone ai visitatori ogni giorno dalle 10 alle 19, fino al prossimo 22 aprile, 32 quadri realizzati su tela e 8 su tavola, quasi tutti con paesaggi come soggetto prediletto, dove raramente le figure vengono a turbare la quiete della natura. Ad essere ritratto è un paesaggio del tutto mentale e soprattutto simbolico. Verolini, esponente di quel movimento che agli inizi degli anni Ottanta è stato definito «ritorno alla pittura», propone nei suoi quadri i sentieri, le gole, i ruscelli, che non sono semplicemente elementi naturalistici ma tracce di percorsi e accessi verso il Dio nascosto e immanente alla natura. Il percorso espositivo segue l’iter cronologico degli ultimi venti anni di lavoro dell’artista: la prima sala, infatti, ospita i quadri che Verolini ha realizzato sul finire degli anni Ottanta; le varie tele mostrano paesaggi che raffigurano per lo più il momento iniziale della giornata: «Aurora rosa», «Stella mattutina», «Giorno», per sottolineare l’importanza dell’inizio, della nascita di qualcosa di nuovo. In queste prime opere i colori sono pastello e ad essere evidenziata è soprattutto la luce, una luminosità che però non annulla il paesaggio che rischiara ma lo sottolinea e lo amplia. Il dipinto centrale della sala grande, invece, è rappresentato da un’opera del 1989, «Ma dove incontreremo di nuovo il risorto?», che esprime gli interrogativi dell’artista sulla possibilità di riscoprire la religione. E così si susseguono vari quadri dove non manca l’elemento religioso, fino ad arrivare ad uno degli ultimi lavori del 2005, «Hurqalya», nel quale le pennellate di Verolini rappresentano la terra dove avvengono le resurrezioni. L’aspetto sacro e cristiano è presente soprattutto nei titoli delle opere; l’autore intreccia così il significato verbale al senso dei suoi dipinti. Si tratta di un’ultima novità e rappresenta una peculiarità dell’artista, perché un nome religioso, quasi sempre, è associato a rappresentazioni di figure e immagini sacre e raramente a paesaggi.