I panzer tedeschi travolgono anche l’Ecuador

Convincente prestazione dei padroni di casa che travolgono gli uomini di Suarez. E in tribuna Beckenbauer già se la ride

Tony Damascelli

Prima e bella. Germania davvero über alles, almeno nel suo girone. Nove punti, tre vittorie, festa finale sull’Ecuador che con la testa già agli ottavi si è prestato a fare da piscina nella canicola di Berlino, trentadue gradi e sessantasette per cento di umidità. Klinsmann saltava come un bambino felice mentre i suoi andavano dovunque e comunque, sbagliando gol, tre realizzandone, subito in apertura con Klose, al minuto 4, su una combinazione Mertesacker-Schweinsteiger e botta finale del capocannoniere del torneo. Eh sì, perché lo stesso Klose si è ripetuto al minuto 44 aprofittando di una paperissima della difesa ecuadoregna, Espinosa su tutti a nuotare nell’aria mentre Klose beffava lui e il portiere Mora.
Partita divertente nonostante tutto, nonostante il ritmo da camomilla dei sudamericani, senza che Suarez, il colombiano che ama il tennis ed è stato chiamato a guidare la nazionale, si agitasse più di tanto, avendo capito che i suoi dipendenti già avevano dato, e ampiamente, nelle due prime partite che sono valse la promozione agli ottavi.
Di contro Jürgen Klinsmann ha potuto raccogliere buone nuove da Klose che viaggia verso il record di gol di un altro grande di Germania, Gerd Müller (14 reti in due tornei), da Schneider che in mezzo al campo è un motore perpetuo, soprattutto quando di fronte ci sono dei tricicli, come i mosci ecuadoregni di ieri. Proprio da Schneider è nato il gol per Podolski che ha avuto la sua giornata di gloria, dopo la guerra che ha acceso con Ard, la radio tedesca che ne sta facendo una caricatura irresistibile ogni giorno.
Tre gol e altre cose buone, anche un po’ di lavoro per Lehmann, ma roba da allenamento, tiri da fuori, centrali, deviati con le mani oltre la traversa. Si è visto Uth che è un gigante misterioso, si muove goffamente e quando arriva sull’uomo mette paura. Velocità e cross di Lahn, centrocampista aggiunto, anzi ala di vecchia maniera mentre Ballack ha fatto il gigione, offrendo ai compagni palloni raffinati, con tocchi poco tedeschi e molto latini, portandosi avanti con il lavoro che dovrà svolgere al Chelsea alle spalle di Schevchenko, Drogba, Robben forse Crespo (!).
Vista questa Germania, dopo tre partite e nove punti, c’è da preoccuparsi sul serio, perché la squadra di Klinsmann è lievitata, nel gioco e nello spirito, da repertorio mondiale. Visto questo Ecuador c’è da chiedersi che cosa potrà accadere negli ottavi, perché i sudamericani hanno sudato ieri a Berlino soltanto per colpa del sole che batteva sulle loro teste, non certo per la fatica della corsa e dello scontro fisico. Inguardabile Borja, schierato in attacco ma praticamente invisibile, al punto che nessuno si è accorto che nel secondo tempo al suo posto ha giocato Benitez; appena decente De la Cruz, incosistente Xaviedes, e tutta la difesa, fatta eccezione forse per il solo portiere Mora, si è messa in vacanza per un’ora e mezza ma dovrà recuperare attenzione per l’impegno degli ottavi.
Nonostante il clima da amichevole, i settantaduemila spettatori nello stadio a far festa di colore, l’arbitro russo Ivanov ha fatto il possibile per lavorare con la sua matitina, ammonendo Valencia (fallo su Ballack più televisivo che vero) e Borowski che Klinsmann aveva mandato in campo al posto di Frings nella fase conclusiva della partita.
La Germania adesso sembra più tranquilla, più vicina anche a Klinsmann che si era avvicinato al mondiale da uomo solo e solitario. Franz Beckenbauer, in maniche di camicia, seduto in tribuna a fianco di Blatter, è riuscito a sorridere e ad alzare le braccia al cielo. Senza coppa, per il momento.