I papà del Terzo Valico raccontano il sogno di «Bucare il futuro»

Il Terzo Valico, una linea ferroviaria di 53 chilometri con una galleria di 38 in un tratto appenninico non dentro una montagna insormontabile o sotto un braccio di mare. La generazione precedente ai quarantenni d'oggi non è riuscita a farla. «Saranno i quarantenni a cavalcarla?».
Risponde Giovanni Calvini, imprenditore di 40 anni, il più giovane presidente di Confindustria: «Noi lo facciamo non perché siamo più bravi, ma perché non abbiamo alternative». La domanda gli è stata rivolta da Franco Manzitti nel suo Bucare il Futuro - Terzo Valico, verso la caduta del muro (De Ferrari, 2011). Manzitti, giornalista senza bisogno di presentazioni, fa il punto quasi con «un diritto di primogenitura» nell'informazione. Negli anni Ottanta a rilanciare il progetto economico di un Supertreno con Milano sono stati suo padre, Giuseppe Manzitti, direttore e presidente dell'Associazione Industriali di Genova e Ugo Marchese, professore d'Economia dei Trasporti all'Università.
Concetto base del testo (evidente dal titolo) è il parallelo tra l'attesa dei genovesi e la spinta di libertà determinata dalla caduta del Muro nel 1989: il Terzo Valico come «liberazione» da isolamento, decadenza e disoccupazione.
Nella prima parte, storica, Manzitti spiega il meccanismo studiato da Vittorio Lupi, Commissario Straordinario dell'opera, sui «lotti costitutivi» del progetto, «blindati» per non dar vita a cantieri aperti come villaggi fantasma: un progetto finanziato per la prima parte con 500milioni di euro dal Cipe e fino alla metà del totale dall'Europa. Dovrebbe concludersi in dieci anni benché - con intelligenza - il ministro Brunetta ne auspicasse il traguardo all'Expò 2015. Nella seconda parte del libro quattro interviste mostrano il fermento di una Genova che non s'arrende, in cui se la committenza pubblica non investisse i capitali necessari, potrebbero farlo i privati. Gli intervistati sono: Giovanni Berneschi, presidente Carige, Paolo Odone e Carlo Sangalli, presidenti delle Camere di Commercio di Genova e Milano, Giovanni Calvini, presidente Assindustria.
Calvini con la risposta data fa capire che non c'è tempo per rimandare. Pensa ad una Genova come «quartiere sul mare» di una maxicittà del futuro estesa a Milano. Per attraversare popolose città cinesi s'impiega di più dell'ora ipotizzata nel collegamento tra Milano e Genova. Ricorda le due «attrazioni» odierne di Genova: Erzelli (il più importante insediamento industriale futuro d'Europa) e l'IIT (Istituto di Tecnologia con 450 ricercatori, industria leggera che richiede comunicazioni mondiali). Far presto per non esser tagliati fuori dai trend di sviluppo, dai Corridoi Europei dei trasporti, dagli aeroporti. La Camionale per Serravalle fu costruita «a picco e pala in tre anni e mezzo» con gallerie, ponti...
Il «non aver alternative» è dimostrato anche dall'intervista a Paolo Odone con dati sul decadimento di Genova: 861mila abitanti nel 1971, ora 600mila, ma grazie agli immigrati. L'aeroporto nel 1970 staccava 900 biglietti al giorno, ora 200. Il patatrac commerciale e artigianale è stato mascherato fino al 2000 grazie al turn over, ora si constata un «cimitero». Però c'è chi come Pino Razero punta 200 milioni di euro nell'operazione Erzelli e attiva un porticciolo tra Fincantieri e dighe aeroportuali: grande idea per chi scende dall'aereo e dopo trecento metri sale sulla barca da diporto.
Odone ricorda Prodi che sul Terzo Valico rimandava: «Dica ai terminalisti di portare 500mila teus in più e ne cominceremo a parlare». Commenta: «Da far cadere le braccia da un capo di governo con incarichi in Europa». Altri «resistenti» al progetto: il veneto Treu (privilegiava «piste» adriatiche), Di Pietro per ingraziarsi gli ambientalisti.
Proprio sul «vantaggio ambientale» si sbilancia Sangalli, l'intervistato milanese: «questi corridoi fluidificano il traffico e riducono l'inquinamento». Insiste sui collegamenti «da e per Milano» con una struttura a ventaglio in cui ci possono stare due assi strategici: il Corridoio 5 che collega Lisbona con Kiev e il Corridoio 24 da Genova a Rotterdam, su cui è stata a febbraio la Mobility Conference (organizzata da Assolombarda e Camera di Commercio milanese). Da Expò 2015 spera in sinergie e chances turistiche per la Liguria.
Ma è la prima intervista, a Berneschi, presidente Carige, dove batte fortissimo il cuore per il Terzo Valico. «Si deve fare anche scavando con le mani» afferma. E ancora: «Un imprenditore cinese si sorprende, sbarcando la merce a Genova, di risparmiare quattro giorni e mezzo rispetto ai porti del Nord». «Nove, tra andata e ritorno» gli ho urlato. «Però, da fonti privilegiate che me lo confermano, Russia e India stanno costruendo due linee ferroviarie per collegare i porti del Baltico al Nord Europa e al Giappone. Tempi di trasporto dimezzati e addio Suez, Genova e porti del Nord».
Il libro offre risposte sul dove mettere i materiali di risulta, fa nomi di chi sembra pronto ad investire: le autostrade sono state redditizie, aprire cantieri dà occupazione. E i genovesi anziani vorrebbero morire dopo aver visto i figli che tornano a lavorare vicino a casa.