I parenti degli eroi di Nassirya: «Vergogna»

Messaggio a Ciampi: «E queste sono le persone che ci dovrebbero governare?». Ironie su Prodi: «Grazie Professore»

Emanuela Fontana

da Roma

«Ma non riesce a provare un po’ di vergogna? Lei mi fa pena e mi fa schifo». Così una familiare di una delle vittime di Nassirya della scorsa settimana ha espresso in un fax indirizzato direttamente all’ufficio di Alfonso Pecoraro Scanio tutto il suo sdegno. La signora chiede l’anonimato, ma ieri mattina, dopo aver visto la foto sul Giornale del presidente dei Verdi che se ride a crepapelle ai funerali dei caduti in santa Maria degli Angeli, non è riuscita a trattenersi. Le reazioni sono a senso unico: «È impossibile ridere a una cerimonia del genere»: Marco Intravaia, figlio del vicebrigadiere Domenico, morto nella strage di Nassirya del 2003, ha solo 18 anni ma una maturità che gli permette di difendere in molte occasioni il lavoro del padre. «Impossibile - dice - a meno che non te ne frega nulla e sei lì solo per dovere istituzionale, senza un affetto sincero».
La signora, dalla Toscana, ha spedito fax a tutti, a Carlo Azeglio Ciampi, a Fausto Bertinotti, a Oliviero Diliberto, a Silvio Berlusconi. Il messaggio per il presidente della Repubblica è stato: «Permetterà questo governo? Queste sono le persone che ci dovrebbero governare... ». C’è anche un fax per il futuro presidente del Consiglio Prodi: «Questo è un rappresentante del suo governo. Le famiglie di Nassirya ringraziano», è scritto, e in allegato, la foto del leader dei verdi che fa la linguaccia accanto al sorridente presidente della regione Emilia-Romagna, Vasco Errani.
Ai parenti delle vittime del primo e secondo attentato di Nassirya hanno dato fastidio anche le mancate scuse: «Dev’essere stato un dolore catastrofico - ironizza la signora che ha mandato i fax riferendosi al leader dei verdi -. Spero che non soffra troppo». Il centrosinistra difende Pecoraro Scanio e definisce «strumentale» la pubblicazione della foto, come il diretto interessato.
Ma chi è stato colpito dal terrorismo perdendo un compagno, o un padre, non ragiona allo stesso modo: «Non riesco a immaginare di cosa stessero parlando. In ogni caso - dice il figlio del vicebrigadiere Intravaia - sarebbe stato opportuno che i due mantenessero un atteggiamento più consono, considerando il momento tragico e la solennità della cerimonia. Non credo ridessero per l’accaduto, sarebbero degli ignobili. Ma ridere in questo modo davanti a una tragedia è allucinante, non avrebbero dovuto farlo, per una questione di rispetto».
Passi il riso, ma non le mancate scuse: «Dovevano scusarsi solo per il fatto che ridevano - riflette il ragazzo -. Noi non li accusiamo. Se ci avessero spiegato che non ridevano per qualcosa che c’entra con l’Irak sarebbe molto, molto meglio. Anche se dalla sinistra non mi aspetto le scuse».
Al di là della foto dei funerali, il figlio del carabiniere caduto a Nassirya precisa anche il suo pensiero sul ritiro delle truppe che la nuova maggioranza vorrebbe accelerare: «È una missione di pace. Se fosse stata una missione di guerra - assicura - mio padre non ci sarebbe mai andato. Hanno costruito scuole, ospedali, conduzioni idriche. Mio padre non avrebbe mai lasciato quei bambini, sarebbe stato un atto di vigliaccheria. Andarsene di fretta vorrebbe dire distruggere il lavoro di mio padre e degli altri. Lì c’è una guerra civile, ci vuole un altro po’ di tempo perché si stabilisca la democrazia». E chi grida «Una, cento, mille Nassirya» ai cortei «non merita la nostra considerazione»: «C’è gente che si proclama pacifista ma fa manifestazioni per la guerra e incita al terrorismo. Loro non sanno cosa vuol dire riconoscere il proprio papà a pezzi. È facile parlare di pace se non la fai. La pace si fa in prima linea, come facevano mio padre e i suoi colleghi».
Anche la vedova del maresciallo Enzo Fregosi, Paola Cohen Gialli, accosta il riso ai funerali con i cori contro le vittime di Nassirya. «Andiamo subito all’edicola - dice - non voglio commentare se non ho visto, ma io ero presente al funerale di ieri, e so che atmosfera si respirava. Dico sempre che siamo in un Paese democratico, dove ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, ma che si rispetti il dolore. Mi chiedo come possa essere al governo una persona che divide, o che accetta senza condannarli persone che dividono il Paese».