I partigiani, Spike Lee e la verità storica

Caro Granzotto, mi spiega il motivo di tanta indignazione per il film «Miracolo a Sant’Anna» di Spike Lee? E perché l’associazione partigiani e tutta la sinistra parlano di «revisionismo della Resistenza»? Il regista ha dichiarato che «i partigiani non erano amati da tutti, anche perché, dopo aver fatto le loro azioni contro i nazisti, scappavano e lasciavano che i tedeschi compissero le loro rappresaglie contro i civili. Questa è Storia e non è certo una mia invenzione». Non vedo niente di sbagliato in queste parole perché le cose andarono proprio così.


Certo che andarono così, caro Mauro, e lo conferma anche Giorgio Bellaciao Bocca, sommo sacerdote dell’eroica epopea partigiana, lassù sulle montagne a guerreggiar. Uffa che noia, «che barba, che pena!» sbotta - sulla Repubblica e dove sennò? - Bocca, ancora con questa storia, ancora «coi luoghi comuni dell’attesismo e del revisionismo antipartigiano e coi giornali disponibili al riflusso neofascista». Ma Spike Lee, incalza il vecchio eppur roccioso partigiano, «ha una idea sia pur labile di cosa sia una guerra partigiana?». E lo spiega: «È ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere». Che è esattamente quello che sostiene Spike Lee: sparare e scappare per sopravvivere, lasciando che a far le spese del glorioso mordi e fuggi, finendo al muro, fossero i civili. Dice ancora Bocca che senza il mordi e fuggi (lo spara e scappa) «vinceva il nemico nazista che disponeva della vita e della morte di ogni italiano e che procedeva con i suoi verboten alla nostra servitù totale: proibito riunirsi, proibito informarsi, proibito avere ospiti, proibito avere piccioni viaggiatori, proibito tutto». E qui i conti non tornano. Primo, nessuna delle azioni partigiane ha cambiato di un millimetro, di un nanomillimetro, il corso della guerra. Il maquis francese almeno compiva sabotaggi ai danni delle stazioni radio, della rete telefonica, dei depositi di carburante e munizioni. Faceva saltare le rotaie rallentando il movimento delle truppe. Non si dedicava al cecchinaggio e agli attentati, buoni solo per scatenare rappresaglie perché non serve essere von Clausewitz per capire che la perdita dei 33 appartenenti del Polizei regiment Bozen caduti a via Rasella non influì minimamente sulla capacità offensiva della Wermacht. Il secondo conto a non tornare è quello relativo ai verboten. È vero ciò che sostiene Bocca: dopo l’8 settembre i tedeschi usarono con noi il pugno di ferro. Però non è vero, è una balla, che le azioni partigiane contribuirono ad allentarlo. Caso mai il contrario, caso mai portarono alle Fosse Ardeatine. Non poter allevare piccioni viaggiatori è dura, ma finire al muro, credo che su questo non possano esserci dubbi, lo è molto, molto di più.