I partiti si riprendono il governo, alla faccia dei due presidenti

Da oggi Monti non è più solo il premier di Napolitano con il quale in questi mesi ha trattato di nascosto ogni passo del suo governo. Da oggi Monti è un dipendente della maggioranza che gli garantisce ossigeno. Lui propone, ma si fa solo quello che gli azionisti approvano

La prima volta fu di nascosto, in un tunnel dei palazzi, come ladri che stanno per preparare il colpo. Beccati e ridicolizzati, Monti e i segretari dei tre partiti che lo sostengono decisero allora di vedersi alla luce del sole, ma uno alla volta, perché per Alfano, Casini e Bersani era dura, sedendosi allo stesso tavolo del premier, dare rappresentazione plastica del fatto di fare parte di una stessa maggioranza. Oggi anche questo tabù si rompe. Per la prima volta i quattro si incontreranno tutti insieme. Non è soltanto un passaggio formale. In politica il protocollo è sostanza. Ma il discorso vale anche all’incontrario. Da oggi Monti non è più solo il premier di Napolitano con il quale in questi mesi ha trattato di nascosto ogni passo del suo governo. Da oggi Monti è un dipendente della maggioranza che gli garantisce ossigeno. Lui propone, ma si fa solo quello che gli azionisti approvano.

Si esce quindi dall’equivoco che il parlamento stia operando in un regime di sovranità limitata. La domanda ora è se i partiti sapranno ritrovare la forza e l’orgoglio di esercitare il ruolo che gli è assegnato. Perché ciò accada occorre che si verifichino alcune condizioni. La prima. Rompere l’ipocrisia, figlia del ricatto dello spread, che ha impedito fino a ora una posizione libera e critica nei confronti del governo Monti. La seconda. Smettere con il complesso di inferiorità dei politici nei confronti di professori e tecnici, che tra l’altro in questi mesi hanno dimostrato di non essere superiori né sul piano etico né su quello dei risultati, come dimostrano il declassamento in serie B dell’Italia e i casi Malinconico e Patroni Griffi. Terzo. Sedersi allo stesso tavolo con Bersani non deve in alcun modo sigillare un’alleanza politica. Il Pdl è e deve rimanere l’alternativa moderata e liberale a una sinistra illiberale che ha enormi responsabilità nell’aver screditato l’immagine dell’Italia solo per scalzare Berlusconi per via extraparlamentare.

Se invece Alfano, cosa che tendiamo a escludere, si farà irretire nella tela tessuta dal Quirinale, via Monti, allora per il Pdl sarà davvero la fine. Perché l’obiettivo mi sembra chiaro. Dopo essersi liberato di Berlusconi, Napolitano ora punta ad anestetizzare l’intero centrodestra per poi consegnare il Paese a una sinistra magari resa presentabile dall’innesto di alcuni dei professori e banchieri messi in campo con il trucco dello spread e con l’aiuto del duo Merkel-Sarkozy.