I pasticci della demagogia

La lettera di Romano Prodi al <em>Corriere della Sera</em> su come spendere il cosiddetto tesoretto, dà la misura della miseria politica del governo. Non colpisce tanto la manovretta elettorale che si annuncia, l'assegnare il 66% delle risorse aggiuntive alle famiglie che hanno meno e il 33% alle imprese<br />

La lettera di Romano Prodi al Corriere della Sera su come spendere il cosiddetto tesoretto, dà la misura della miseria politica del governo. Non colpisce tanto la manovretta elettorale che si annuncia, l'assegnare il 66% delle risorse aggiuntive alle famiglie che hanno meno e il 33% alle imprese. Si è visto nella finanziaria 2007 come i propositi dell'esecutivo si traducano sempre in pasticci: si era parlato di favorire i redditi minori e si è arrivati a tartassare tutti i cittadini che guadagnano più di 16mila euro lordi. E quanto alle imprese, molti dei provvedimenti annunciati sono da attuare. Quello che sconcerta è l'analisi e la filosofia di Prodi. Non vi è verità nella descrizione delle condizioni dell'Italia, nessun riconoscimento di come la linea fiscale di Giulio Tremonti sia quella che oggi paga. Come ha in parte riconosciuto lo stesso Padoa-Schioppa. Abbondano le fantasticherie sulla lotta alla evasione fiscale. Non si parla dell'aumento della pressione fiscale realizzato con un incremento tra i più alti d'Europa. Si parla dei salari bassi evitando di discutere, però, dell'alto costo del lavoro: l'idea di tagliare il cuneo fiscale non si è tradotta in seri provvedimenti. E i pasticci che si annunciano sulla riforma Maroni delle pensioni fanno pensare che poco si farà per ridurre il costo del lavoro. Non manca, poi, un attacco ai redditi dei manager troppo alti e cresciuti troppo negli ultimi anni: il solito refrain sui ricchi cattivi che come diceva Rifondazione «dovrebbero piangere anche loro».
L'ipocrisia, la reticenza, la demagogietta caratterizzano le parole di Prodi, le rendono poco credibili. Questo spiega perché la maggioranza dei manager super ricchi indicati da varie classifiche nei giornali finiscono poi per votare un centrosinistra che alla fine non li toccherà. E spiega anche perché la maggioranza dei lavoratori dipendenti produttivi del Nord voti per il centrodestra, l'unica speranza di sviluppo per l'Italia. D'altra parte che cosa aspettarsi da un governo che si vanta liberalizzatore perché interviene su aspirine e lunedì dei parrucchieri, mentre interferisce in modo sfacciato su qualsiasi impresa privata da Autostrade a Telecom, che non si conforma ai suoi piani di potere?
I pasticci su tesoretto, pensioni, contratto del pubblico impiego, Telecom marchiano lo stato di degrado di un governo che va mandato presto a casa. Il centrodestra, su questo terreno economico ancora più che sulla politica estera, dovrebbe prendere rapidamente iniziative coordinate tra le forze di opposizione, di consultazione delle forze sociali. Recentemente alcune proposte di Maurizio Sacconi e dell'associazione Giovane Italia, in parte analoghe a quelle della fondazione Fare futuro legata ad An, hanno avuto il plauso anche di Cisl e Uil. Tutto il mondo produttivo non ne può più dell'estenuato governo Prodi, va consultato e nelle forme opportune mobilitato.