I penalisti genovesi disertano le aule

Massiccia l’adesione in Liguria allo sciopero nazionale degli avvocati penalisti che si sono astenuti per l’intera giornata di ieri dalle udienze e dalle attività ordinarie (eccetto le cause di urgenza) per protesta contro la legge di riforma del sistema giudiziario e, in particolare, contro la cosiddetta «ex Cirielli», che «inasprisce le pene per i recidivi e taglia in modo sensibile la prescrizione per gli incensurati». A commentare, fra gli altri, la protesta indetta dall’Unione delle Camere penali è il senatore avvocato Gianni Di Benedetto, secondo cui «sussistono obiettive ragioni di insoddisfazione della categoria», a cominciare dalle perplessità nei confronti della «deludente legge di riforma, attesa da oltre cinquant’anni». Di Benedetto - già presidente della Camera penale, al cui vertice si colloca oggi l’avvocato Corrado Pagano, mentre lo stesso Di Benedetto è presidente onorario - spiega a proposito della terzietà del giudice che gli avvocati chiedevano parità effettiva tra difesa e accusa, come prescrive l’articolo 111 della Costituzione. «Il processo deve svolgersi davanti a un giudice terzo e imparziale, ma questo non avviene quando il giudice appartiene alla stessa famiglia giudiziaria del pubblico ministero...». Di Benedetto, che ha militato nelle file del Partito socialdemocratico ricoprendo incarichi politici locali e nazionali fino all’elezione a Palazzo Madama, riconosce che «non è così automatico il passaggio disinvolto da pm a giudice, ma resta il fatto che la legge di riforma non risolve questo delicatissimo aspetto».
Il motivo di fondo della protesta, in ogni caso, è chiaro: «Sono pienamente d’accordo - sottolinea l’avvocato Di Benedetto -, limitandomi a rilevare come la separazione delle carriere che viene reclamata sarebbe stata possibile se si fosse modificata la Costituzione (che sul punto specifico pone pesanti ostacoli). Occorre modificare vari punti, come gli accessi separati e l’organo di garanzia diverso fra magistratura giudicante e inquirente. Oggi invece - conclude il senatore - la separazione esiste solo per quanto riguarda l’immediatezza dei trasferimenti,non nella sostanza». Le carriere, insomma, non sono separate, ci si è limitati a mettere alcuni freni al trasferimento delle funzioni. «Gli avvocati - conferma Di benedetto - ritengono che si potesse fare di più e meglio». Ha prevalso, nella maggioranza, l’arrendevolezza nei confronti dell’Associazione nazionale magistrati, mentre l’opposizione è totalmente allineata. «Nell’attuale ordinamento non tutto è da buttare. Ad esempio l’aspetto della formazione, la tipicità degli illeciti disciplinari, la presenza degli avvocati ai consigli giudiziari, i limiti alla partecipazione all’attività politica. A questo proposito, nel 1982, quando ero presidente del Consiglio dell’ordine - conclude Di Benedetto - per la prima e unica volta l’organismo prese posizione, suscitando fortissime polemiche, contro il pluralismo ideologico dei magistrati che si potesse riflettere sull’attività istituzionale». Dal canto suo, il segretario dell’Ordine degli avvocati, Stefano Savi, sottolinea che «i penalisti avvertono l’esigenza per il futuro di impostare le proprie battaglie prendendo come punto di riferimento anche i problemi dell’avvocatura e della riforma professionale».