I penalisti incrociano le braccia: «Traditi i valori della Costituzione»

da Roma

Saltano le udienze a Milano, Firenze, Roma, Napoli e Catania. Lo sciopero degli avvocati contro la riforma Mastella registra un’adesione massiccia. «Ben oltre il 90 per cento», secondo i dati dell’Unione camere penali.
Il convegno «In difesa della Costituzione per una riforma democratica e liberale» apre l’assemblea nazionale dei penalisti italiani che hanno iniziato ieri l’astensione dal lavoro di tre giorni, bocciando il testo approvato dalla commissione Giustizia del Senato. E proclamano altri 6 giorni di sciopero dal 16 al 21 luglio, per denunciare «il tradimento dei valori costituzionali».
Nell’aula Occorsio di piazzale Clodio partecipano al dibattito il giurista Francesco Cavalla, il direttore del Giornale Maurizio Belpietro e di Radio Radicale Massimo Bordin.
Oreste Dominioni non usa mezzi termini: «L’Anm ha dettato le regole a colpi di minacce di sciopero. Sappiamo benissimo che segue questa prassi costante e insistente, ma non arriva mai a proclamare lo sciopero. Perché a loro, ai magistrati, basta minacciarlo per ottenere quasi incondizionatamente quello che chiedono». Per il presidente dell’Ucpi il confronto parlamentare sulla giustizia «non è mai stato a un livello così basso».
Anche Belpietro è dello stesso parere: «È evidente lo strapotere dei magistrati che ha spalleggiatori sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Il governo Berlusconi ha perso una straordinaria occasione di arrivare alla separazione delle carriere dei magistrati». Per il direttore del Giornale il partito «trasversale» dei magistrati ha fatto perdere per strada «quella che sembrava una delle decisioni prioritarie del centrodestra». Le toghe, aggiunge, «godono di una situazione di privilegio: non possono essere criticate dalla stampa perché le accuse vengono puntualmente sanzionate con pesanti multe e condanne a discapito di giornali e giornalisti». Il potere dell’Anm si è fatto sentire anche sulla scelta del Guardasigilli, quando è stato posto il «veto» alla scelta di Giuliano Pisapia. Dominioni, da quel momento, parla di Clemente Mastella come del «ministro che non ha avuto il veto dell’Anm». Bordin fa notare che i magistrati parlano tanto di separazione dei poteri, ma «influenzano sia l’esecutivo attraverso il ministero che il legislativo attraverso le tante toghe che siedono in Parlamento».
Gli avvocati non si arrendono al fatto che la separazione delle carriere tra giudici e pm non sia andata in porto, lasciando il posto alla più sfumata distinzione delle funzioni. E protestano per l’estromissione dell’avvocatura dai consigli giudiziari. Per questo hanno chiesto un incontro al premier Romano Prodi, al leader dell’opposizione Silvio Berlusconi e ai presidenti delle Camere Franco Marini e Fausto Bertinotti.