I pentiti accusano la polizia: "Manovre contro il premier"

Il Pdl: "Due boss camorristici intercettati parlano di un funzionario
che avrebbe chiesto loro di infangare Berlusconi. E' il vicecapo
Cirillo?"

Il vicecapo della polizia Francesco Cirillo ha avuto contatti con il boss casalese Carmine Schiavone? E risponde al vero che lo ha sollecitato ad accusare Silvio Berlusconi?

Gli interrogativi, inquietanti, vengono sollevati in una interrogazione dal capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e dal senatore Luigi Compagna, suo collega di partito. Le domande al ministro Maroni si rifanno a un’intercettazione telefonica nella quale il cugino del boss «Sandokan», parlando con un malavitoso di Casal di Principe (Giuseppe Pagano) fa espressamente riferimento a un certo Cirillo. Gasparri e Compagna chiedono urgentemente al responsabile del Viminale di chiarire se il riferimento sia effettivamente al numero due della polizia, all’epoca dei fatti contestati ai vertici del servizio centrale operativo della polizia di Stato, già a capo della divisione che si occupa della gestione dei collaboratori di giustizia. Gasparri e Compagna si rifanno a quanto rivelato dal sottosegretario Nicola Cosentino nella puntata di Porta a porta del 16 novembre, nel corso della quale il vice di Tremonti fece riferimento alle trascrizioni di un’intercettazione fra i due casalesi, cinque giorni dopo le elezioni del 2001. «Nella chiacchierata intercettata – osservano Gasparri e Compagna - Giuseppe Pagano afferma: “don Carmine come andiamo?”. E Carmine Schiavone risponde: “Eh, come andiamo, sempre in guerra con queste merde del Servizio Centrale... comunque se mandi a fare in culo il Servizio... quelli non mollano, perché non possono fare i processi senza di noi”. Pagano risponde piccato: “Ma stai zitto, a me mi fanno avvelenare tutti i giorni”. Schiavone lo interrompe: “Uh, dovessi vedere, stamattina li ho cacciati fuori”. Pagano sembra sorpreso: “Carminuccio, questo non lo devi fare perché te li metti troppo contro!”. Schiavone pare tranquillizzarlo: “Ma, contro, io già ci sto da parecchi anni. Da quando stava quel piecoro di Cirillo che andava cercando che io accusassi Berlusconi... Eh, io gli dissi: ma chi cazzo lo conosce!”.
Questa è una delle quattro intercettazioni «calde» estrapolate dalle utenze (su schede prepagate) di Carmine Schiavone. Gasparri e Compagna chiedono a Maroni di sciogliere subito il dubbio: è lui o non è lui, visto che Cirillo fu alla Dia di Napoli dal 1993 al 1997 e successivamente, fino al 2000, a capo del Servizio Centrale di Protezione, «e dal 2008 a oggi quale vice capo della polizia ha la delega alla Criminalpol nel cui ambito rientra il servizio protezione pentiti»? Gasparri e Compagna chiedono di sapere, inoltre, quali e quanti colloqui investigativi, o contatti, l’attuale numero due della Ps «abbia avuto con Carmine Schiavone e con Giuseppe Pagano, con quali collaboratori di giustizia il Cirillo abbia dato corso a colloqui investigativi, quali collaboratori di giustizia erano affidati al servizio di protezione nel periodo in cui il dottor Cirillo ne era responsabile, ovvero sono affidati da quando il medesimo dottore ricopre la carica di vice capo della polizia». Da chiarire anche come mai i due pentiti avessero la possibilità di dialogare (è vietato per legge) senza timore di essere ascoltati utilizzando schede prepagate intestate a nomi di fantasia.

Il caso delle presunte pressioni per incastrare Berlusconi viene allo scoperto il 13 marzo 2008 nell’aula bunker del carcere di Poggioreale. A farne cenno è l’avvocato Michele Santonastaso, difensore dei boss Iovine e Bidognetti, quando chiede che il processo Spartacus al clan dei casalesi venga immediatamente spostato ad altra sede per legittimo sospetto: da alcune intercettazioni in suo possesso vi è la prova, dice, che i pentiti si incontrano per concordare dichiarazioni accusatorie. Compresa quella di Carmine Schiavone, il cugino del boss Sandokan, nei confronti di Berlusconi. Lo notizia non viene rilanciata perché l’avvocato compie un’ingenuità: nel leggere l’atto in cui motivava la necessità di trasferire il processo, riporta anche le clamorose accuse dei boss a Saviano, ai magistrati, ad alcuni giornalisti. E così delle intercettazioni Schiavone-Pagano (gli stessi che oggi accusano Cosentino) non si parlò più. Ma se ne era parlato prima. Già nel novembre del 2005 una pentita di camorra, Adriana Rambone, aveva parlato di pressioni della Dda. Il prefetto Cirillo ha sempre smentito ogni illazione: «In 25 anni di polizia giudiziaria non ho mai consigliato a nessuno dichiarazioni di alcun genere, i magistrati napoletani hanno già verificato quelle accuse».