I perché del sì di Snai al bando

Filippo Grassia

Snai Sindacato, come scritto la scorsa settimana, non ha suggerito ai suoi associati di fare ricorso. A spiegarci i motivi è il presidente Francesco Ginestra: «Riteniamo che queste scelte non portino risultati utili alla categoria. Con un ricorso si può ottenere una sospensiva su alcuni aspetti critici del bando o, nella migliore delle ipotesi, la sospensione totale. E poi? In caso di accoglimento Aams si troverebbe nella condizione di dover riscrivere le parti eventualmente sospese se non l’intero testo. E chi ci dice come sarà riscritto il nuovo bando? Alla fine il risultato sarebbe solo quello di posticipare di qualche mese l’aggiudicazione dei diritti, concedendo del tempo prezioso a tutti coloro che non sono ancora pronti a partecipare alla gara, dagli stranieri ai ctd italiani che si vogliono ripulire, agli operatori che arriveranno all’arrembaggio del settore».
Ma cosa c’è di positivo e negativo nel bando?
«Di positivo, come ho avuto modo di dichiarare fin dall’inizio, c’è l’abbassamento delle imposte. Di negativo la disparità di trattamento degli attuali operatori rispetto ai nuovi. Ma sono anche consapevole di quanto è successo con i bandi del 1999, nati anch’essi imperfetti e migliorati poi in corso d’opera con il grande risultato ottenuto della Legge 200 del 2003 che ha corretto alcune condizioni operative. L’esperienza accumulata negli ultimi anni insegna che i ricorsi, se non vengono usati al momento giusto, possono creare solo problemi. Le faccio un esempio: alcuni operatori, in relazione al termine di presentazione delle garanzie per i rinnovi, hanno fatto ricorso ed ancora aspettano una risposta del Tar, mentre Snai ha ottenuto la proroga all’8 ottobre dopo aver presentato una semplice diffida».
In altre parole Snai Sindacato si è detto favorevole alla partecipazione al bando...
«Assolutamente. E nella maniera migliore. Per questo ho ottenuto da Snai SpA, provider di quasi tutti i nostri associati, un “pacchetto” estremamente vantaggioso, che non solo consenta di arrivare alla gara con un progetto "chiavi in mano", ma anche sgravi l’impresa dei costi di allestimento e di acquisto della tecnologia per il punto di vendita».
Quale strada, in soldoni, debbono percorrere i concessionari per partecipare al bando?
«Il concessionario si deve solo preoccupare di aggiudicarsi il diritto e trovare la fideiussione, sapendo che il suo provider gli fornirà le apparecchiature, gli arredi ed il servizio cui è abituato, con un costo contenuto nella consueta percentuale sulla raccolta: ad esempio basta un movimento giornaliero di 1.600 euro per pareggiare i costi. Con queste previsioni ci sono tutte le condizioni per operare con serenità. L’invito è quello di operare senza perdere tempo, perché il fattore tempo è dalla nostra parte. C’è una differenza fra gli associati di Snai Sindacato e i competitor. I nostri sono imprenditori che operano nel mercato da parecchi anni, che si sono già scontrati con un allargamento della rete e ne sono usciti rafforzati nelle posizioni di mercato. Sono i migliori del mercato. E quindi il bando non può spaventarli più di tanto».
E dei nuovi presunti ingressi, cosa pensa?
«Ci sono associazioni legate a provider che hanno venduto ad operatori esteri e non sono pronti ad entrare nel mercato, altre fanno riferimento a grosse realtà italiane che sono impegnate su altri fronti e creano azioni diversive per sviare l’attenzione, altre ancora rappresentano solo la propria sigla sindacale avendo pochissimi iscritti. Noi siamo pronti e dobbiamo agire con tempestività, perché questa associazione di imprenditori può contare sulla sinergia con il marchio leader del mercato e non può perdere una simile opportunità».