I «Percorsi» di una carriera in mostra a Porto Maurizio

I primi approcci alla pittura impressionista e post impressionista, sino ad arrivare al periodo informale che scatena l'amore per la scultura: questa l'essenza della mostra «Percorsi» di Maria Rosa Vendola, ospitata nelle sale della palazzina Liberty di Imperia Porto Maurizio dal 4 al 27 luglio.
La rassegna - che ripercorre alcune delle tappe che hanno reso celebre la pittrice e scultrice genovese al grande pubblico - rappresenta una raccolta delle sue opere principali. Opere da vedere e da sentire, una sorta di antologia dei suoi lavori e delle sue ispirazioni, con la dominante del tema del colore. L'artista che ama sperimentare tutti i linguaggi espressivi, dalla pittura alla scultura, dal figurativo ai territori dell'informale, lo fa utilizzando indifferentemente i materiali più tradizionali (olio, tempera, legno e marmo) con i più moderni. Nella sua ricerca dell'arte Maria Rosa Vendola ha infatti seguito un percorso via via più arduo, sacrificando in una certa misura le prove pittoriche del primo periodo - legate ad una rappresentazione d'impronta post-impressionista -, con l'intento di pervenire a soluzioni di marcata originalità, attraverso il superamento di schemi con la sperimentazione di nuovi materiali.
L'artista genovese inizia a dipingere nel '82 dopo gli studi artistici, proseguendo la formazione con il maestro Renato Damasio; la sua ricerca, rivolta dapprima al campo pittorico con la predilezione di tematiche legate a rappresentazioni di paesaggio, nature morte floreali e figura umana, si orienta nel corso della sua attività verso forme più astratte per approdare poi a modalità espressive nuove. Nel '96 comincia ad associare alla figurazione sculture realizzate con materiale sintetico ottenuto con la lavorazione a caldo. Il linguaggio espressivo si evolve con la sperimentazione di tecniche innovative grazie all'impiego di un materiale di nuova invenzione: il «poliwood» (propilene, polvere di legno e metallo), malleabile, che offre risultati di grande duttilità e morbidezza con effetti tridimensionali. È infatti la prima artista ad aver «messo le mani» dentro questo materiale originale e vulcanico (lavorato a 200 gradi e quindi modellato) dal quale ha tratto diverse sculture, nate dal fuoco come il vetro.
«È chiaro che le grandi sfide non mi spaventano - spiega l'artista -. Ho scoperto il materiale in una fabbrica automobilistica. L'impatto è stato immediato. Ero davanti a un immenso forno con i guanti di amianto e dei grandi occhiali ho chiesto e ottenuto di estrarre la lastra. L'ho iniziata a strappare, a modellare. Dopo pochi minuti era diventata un Cristo. È nata così la mia prima scultura in poliwwood».
Se infatti, nella prime fasi, la ricerca di Rosa Vendola si incentrava sul dominio del colore, negli ultimi anni è diventata invece prioritaria la componente della materia, grazie proprio a questo composto di propilene, polvere di legno e metallo, d'inedita applicazione in ambito artistico e disagevole a foggiarsi (sagomato in alte temperature), ma dotato di particolari proprietà plastiche.
Seducenti e deduttive, le figure create nello spazio di pochi istanti dalle lastre prima che la loro malleabilità finiscano, sembrano infatti giocare in modo enigmatico con la realtà, trasmettendo suggestioni vive e vibranti.
La mostra resterà aperta dalle 21 alle ore 23, lunedì escluso.