I perdenti del voto? Gli scrutatori

Ore 13.10 del 29 maggio 2007. È l’orario dell’ultimo aggiornamento definitivo dei dati per le elezioni del consiglio comunale di Genova riportato dal sito del Ministero dell’Interno. Ci sono volute 22 ore e 50 minuti per finire lo spoglio dei voti ai partiti in corsa per la nuova Sala Rossa. Per sapere gli eletti dei municipi non basta aspettare fino a sera, perché qualche sezione evidentemente è ancora incartata con numeri e percentuali che non tornano alla fine del secondo giorno di scrutinio. Una debacle per la macchina organizzativa che non è stata nuovamente in grado di fornire in tempi ragionevoli un dato sicuro sul voto a Genova e in Provincia.
Una figuraccia che lunedì, quando tutte le televisioni fornivano già le prime indicazioni sull’esito negli altri Comuni d’Italia, ha fatto parlare di Genova solo perché era l’unica città in cui un seggio non era ancora riuscito a dire quanti elettori avevano votato. Cioè un presidente, un segretario e il loro team non erano stati in grado di contare neppure le schede contenute nell’urna.
Dati preoccupanti, soprattutto perché arrivano a bissare quanto accaduto in occasione della precedente tornata elettorale, quando per le politiche del 2006 i seggi genovesi avevano finito per pasticciare al punto da consegnare l’esito del voto solo dopo molte ore dalla chiusura delle urne. Una situazione che dovrebbe costringere la prefettura a riselezionare i presidenti di seggio, possibilmente in base a criteri minimamente selettivi.