I pericoli dell’astensione

L’elettorato di centro, che è la chiave della maggioranza politica del paese, è assai diverso da quello di sinistra. Nella sinistra prevale sempre l’idea di votare per una causa e non per una politica, un minimo di utopia, e quindi di ideologia, è coessenziale al voto di sinistra, anche quando l’elettore di sinistra non consente sulla politica del suo governo, come avviene ora. C’è sempre il fascino della causa, quindi l’idea di votare non per Prodi ma contro Berlusconi. La causa funziona sempre, come identificazione del nemico.
L’elettorato di centro non è invece contro la società così com’è, non ha utopie e vota per motivazioni politiche. Il principio del male minore, un principio così cattolico, è alla base del voto del centro e anche della destra, e va motivato con il timore che prevalga la sinistra e che occorra sempre creare una protezione della società così come è. Per questo l’elettorato di centro, e anche di destra, funziona tanto meglio quanto più vi è un pericolo, una minaccia concreta del trionfo della sinistra.
Ora l’abilità della campagna elettorale del Partito democratico è proprio quella di liquidare la sinistra come minaccia, dandone un’immagine debole e remissiva, presentandosi addirittura come già sconfitta. Ma non è detto che Veltroni debole sia un’arma peggiore del Prodi forte; anzi potrebbe essere la tattica giusta, non tanto per accogliere il voto della sinistra ma per sminuire l’impatto del voto del centrodestra. Il Veltroni debole tende quindi a dare un messaggio: non abbiate paura di noi. Questo è pericoloso per il centro perché, anche se elimina l’afflato del voto della sinistra, il suo effetto più pericoloso è di diminuire la mobilitazione del centro. In questo i sondaggi possono ingannare. La maggioranza di opinione favorevole al Pdl non si traduce sicuramente in voti, bisogna essere certi che coloro che si dichiarano favorevoli al Popolo della libertà e alla sua coalizione si sentano motivati a fare una fila anche lunga e andare al voto.
Vi è in queste elezioni però un’altra ragione che spinge gli elettori a votare il centrodestra e che non è la paura politica. È il sentimento stavolta di un paese avvolto in una crisi di sistema e quindi il voto per il centrodestra sarebbe un giudizio positivo sulla società con il desiderio che essa continui, non un frutto prevalente della paura della sinistra. Sarebbe un voto motivato non solo per la difesa della libertà ma anche di quella del sistema Italia dopo il radicale fallimento della sinistra di governo. Questo è un fatto nuovo che costituisce la differenza tra queste elezioni e le precedenti, specialmente quelle del 2006 in cui Berlusconi evocò, con atti drammatici, i pericoli di Prodi. Oggi la forza di Berlusconi è dire che le sue profezie si sono realizzate.
Tuttavia mi colpisce il fatto che le forze politiche del centrodestra non insistano, come i loro predecessori sin dai primi anni della Repubblica, a un appello contro l’astensione. Perché quello è sempre il rischio che conta, tanto più che l’antipolitica, nata a sinistra, è certamente passata anche a destra. La coalizione del Popolo della libertà si presenta come una risposta positiva di governo e non mette l’accento sul pericolo della sinistra che si è espressa nel governo Prodi e che rimane intatta nel flauto magico di Veltroni, un pericoloso pifferaio proprio attraverso la debolezza. L’avversario non è Prodi, oggi è Veltroni, che è altra cosa.
Credo che la strategia del Popolo della libertà possa tornare più simile a quelle provate negli anni passati, dalla Dc in poi. Puntare sul fatto che la sinistra vuole sempre dire l’occupazione del potere per il suo personale politico ed è quindi una minaccia non solo per la libertà ma, anche soprattutto, per l’eguaglianza dei cittadini. Presentarsi come vincitori è un vantaggio ma occorre sempre proporre anche i rischi che il Veltroni debole fa correre al centrodestra, esso è più pericoloso dandosi per sconfitto.
Gianni Baget Bozzo
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