I petrolieri in rivolta contro la Robin tax: «Siamo demonizzati»

L’appoggio della Marcegaglia: «Così si colpisce un settore strategico»

da Milano

I petrolieri fanno muro contro la Robin Tax, appoggiati dalla presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, che si dice «contraria a ogni forma di aumento della tassazione», mentre il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, annuncia che si farà portavoce delle richieste delle compagnie, ma avverte che il governo «confida nel senso di responsabilità della categoria».
L’assemblea dell’Unione petrolifera ha dato infatti l’occasione al presidente Pasquale De Vita per tracciare un quadro a tinte fosche: il settore, ha detto, «è sotto continua aggressione, demonizzato, considerato la causa di tutti i mali» e ora nel mirino di un provvedimento «dal dichiarato scopo punitivo e demagogico». E ha ribaltato le accuse, attaccando gli altri settori che hanno «fatto quello che hanno voluto» aumentando i prezzi degli altri beni, «il tutto in nome del caro petrolio. Se si fosse stati attenti ad altri comparti, come le industrie manifatturiere e il commercio, si sarebbe fatta un’opera più meritoria». Con una minaccia: «Non so se quello che si sta predisponendo potrà influenzare i programmi futuri degli operatori. Ognuno decide a casa propria e non ho sentito parlare di possibili abbandoni dell’Italia, raffinazione e distribuzione sono comunque i settori meno redditizi». Ma dopo le minacce, la mano tesa, dando «atto al ministro Scajola di non aver fatto proclami» convocando i petrolieri per un incontro.
De Vita ha sostenuto le sue tesi affermando che nel periodo 2005-2007 le compagnie operanti in Italia hanno subito un calo degli utili del 55%, mentre hanno aumentato gli investimenti del 60 per cento. Con queste cifre «è difficile pensare di festeggiare a champagne», ha precisato il presidente dell’Up secondo cui «se si vuole fare qualche intervento - bisogna pensare che i profitti più vistosi non riguardano il mercato italiano, ma le attività internazionali svolte dalle società. Se ci limitiamo al mercato italiano dobbiamo considerare che il settore petrolifero ha investito negli ultimi tre anni 10 miliardi di euro. Nel 2007 gli utili di tutte le società assieme (raffinazione più distribuzione) in Italia sono stati pari a 900 milioni e sono stati investiti 4,6 miliardi di euro». Gli ha dato man forte Emma Marcegaglia: «Sarebbe una tassa che colpisce un settore assolutamente strategico, che ha investito molto in tecnologia e risparmio energetico e nella capacità delle imprese di stare sul mercato», ha detto la presidente di Confindustria, ribadendo la contrarietà a un aumento delle tasse in un Paese che «ha la pressione fiscale più alta d’Europa».
«Di questo provvedimento ancora non si conosce molto», ha poi ammesso Marcegaglia aggiungendo che «il migliore modo per affrontarlo è sedersi attorno a un tavolo con i protagonisti per trovare assieme il metodo migliore».
A risposto loro il ministro Prestigiacomo: «Mi farò portavoce di queste istanze, ma nello stesso tempo ricordo come il governo confidi nel senso di responsabilità della categoria. L’Unione petrolifera è costituita da imprenditori che fanno il loro mestiere ma che, sono certa, hanno il senso del ruolo sociale dell’impresa e del contributo che ciascuno deve dare per costruire un futuro migliore per le prossime generazioni», ha ammonito l’esponente dell’esecutivo.
La polemica sulla Robin Tax ha messo un po’ in secondo piano il consuntivo del 2007, che ha visto i consumi petroliferi contrarsi del 3%, con le vendite della benzina in calo del 6,2%, compensate solo parzialmente dal gasolio cresciuto del 3 per cento. Una frenata dei consumi di carburante che è continuata anche nel 2008: l’aumento dei prezzi si fa sentire sempre di più. Così la sola bolletta petrolifera italiana quest’anno «potrebbe oscillare tra i 39 e i 44 miliardi di euro, 13 miliardi in più rispetto al 2007», ha precisato De Vita secondo cui l’intera fattura energetica potrebbe invece toccare quota 65 miliardi, 18 in più del 2007. Unica e minima áncora di salvezza, l’effetto euro, che, spiega De Vita, «permetterà di risparmiare circa 4,5 miliardi» ma non di evitare il raggiungimento del nuovo record storico, con una fattura superiore anche a quelle dei tempi dei grandi shock petroliferi degli anni ’70-80.