I pettegolezzi del servitore di Madame Doublet

Un libro assai poco convenzionale di Robert Darnton

C’erano le gazzette, i giornali dell’epoca, certo, ma erano la voce del regime; poi, invece, c’erano le canzoni con cui si prendevano in giro sovrani, ministri e amanti del potere, e bastava farsi scoprire con un foglio in tasca per finire alla Bastiglia. E poi c’erano i salotti, come il più celebre, quello di Mme Doublet, all’ingresso del quale c'erano due registri: «Uno conteneva notizie ritenute degne di fede, l’altro dicerie. L’insieme delle due raccolte costituiva il menu delle discussioni della giornata, preparato da un servitore di Mme Doublet cui spetta probabilmente il titolo di primo reporter della storia di Francia», ed è straordinario seguirlo mentre, ogni mattina, passa da un palazzo all’altro a cercare notizie per la sera, significa camminare per le strade della vera Parigi del Settecento, non quella dei libri di storia, ma quella dove si è davvero fatta la storia.
L’età dell’informazione. Una guida non convenzionale al Settecento (Adelphi, pag. 249, euro 26,50), Robert Darnton l’ha scritto alla maniera degli altri suoi libri, come Il grande massacro dei gatti: guardando la storia con l’erudizione dello storico ma anche la curiosità dello scrittore, quello cioè per il quale più di tanti documenti politici hanno significato le dentiere di George Washington conservate a Mount Vernon. E non solo perché è nel particolare che si scopre l’universale, ma soprattutto perché c’è tutta un’antistoria parallela a quella ufficiale e mai narrata nei libri di testo, senza la quale non si può leggere la vera storia.
Ecco quindi che per capire il Settecento, bisogna partire da Luigi XIV e da Voltaire, da Jefferson e da Rousseau, ma prima ancora di studiare i testi ufficiali sarebbe meglio spulciare cronache e aneddoti, lasciare perdere i palazzi ufficiali e bazzicare piuttosto le stamberghe e le locande, le alcove e le prigioni, là dove si possono ascoltare e capire le vere cause e le vere radici degli eventi. Che, poi, non sono soltanto storia. Così come il Settecento è molto meno impolverato di quanto ce lo abbiano insegnato. Perché a rovistare bene nelle strade meno battute di quel secolo, magari si riesce a scoprirne qualcosa di più sul valore dell'Europa unita o sui rapporti politici e culturali tra vecchio e nuovo continente.