I «pezzi di città» messi in mostra da Finazzer Flory

Qualcosa ha catturato lo sguardo di una venditrice di rose in via Montenapoleone, ferma in un istante di un secolo fa; c'è la città cantiere dei lavori della Galleria Vittorio Emanuele intorno al 1870; l'aria un po' malinconica delle fotografie dei primi del Novecento che raffigurano i Navigli lasciando nel profondo di chi guarda oggi la felicità sottile delle cose ritrovate in sogno. In quest'atmosfera «Pezzi di città», la mostra a cura di Massimiliano Finazzer Flory aperta alla Galleria d'Arte Moderna ancora fino al 9 dicembre, attraverso le opere esposte, innesca la memoria, il ricordo, invita a guardare con un occhio diverso la città. «Si tratta di una mostra che vuole rappresentare la trasformazione urbana a partire da una categoria culturale: la modernità», precisa Massimiliano Finazzer Flory, fresco vincitore dell’Ambrogino d’oro per la sua infaticabile attività culturale a Milano.
Tra atmosfere sospese, attese che stanno per tramutarsi in gesti, in arrivi o in partenze, la mostra suscita curiosità e perfino affetto per il prima o il dopo di quegli istanti di vita quotidiana che si lasciano osservare, a distanza di anni, per ricostruire una mappa della città tracciata col cuore e con la memoria. Nel percorso espositivo sono esposte opere ottocentesche appartenenti alla collezione della Galleria d'Arte Moderna, tele di Segantini e Boldini, fotografie d'epoca in prestito dall’archivio fotografico del Castello sforzesco e dall'archivio della Fiera. Cinque le sezioni della mostra, che ruotano intorno a cinque «pezzi» di città: la Galleria Vittorio Emanuele II, la Fiera, la Stazione centrale, i Navigli e Montenapoleone, luoghi simbolo di Milano, collegati da una parola chiave: «attraversamento». «Lo spirito della mostra è di trasformare il visitatore in un viaggiatore. I mezzi di trasporto sono la fotografia d'epoca, la scultura e la pittura della seconda metà dell'800. Il viaggiatore è accompagnato dalla voce di un attore fuori campo che legge una selezione dei miei scritti per mescolare il passato con il presente, la storia con il tempo, la parola con l'immagine», spiega Finazzer Flory. In questa volontà di collegare passato e presente, si colloca la preziosa opera di restauro che restituisce a Milano un suo pezzo di grande pregio. Si tratta di una delle quattro semilunette che in origine sovrastavano gli archi dei bracci laterali della Galleria e in seguito rimosse; al loro posto furono collocate le semilunette a mosaico visibili ancora oggi. Finazzer Flory e Opera d'Arte sono riusciti a reperire i fondi necessari per dare il via al restauro della semilunetta «Industria», esposta alla mostra.