Per i più giovani c’è la chance della Borsa

RENDIMENTI Con i prodotti azionari è possibile arrotondare la futura pensione fino al 75% dell’ultima retribuzione. Attenzione, però, ai rischi nel breve periodo

Un impiegato di 25 anni di un’azienda privata appena assunto avrebbe 40 anni di vita lavorativa davanti. Con la prospettiva di una pensione Inps liquidata esclusivamente con il nuovo sistema contributivo, molto meno generoso di quello retributivo con il quale è andato in pensione suo padre, andrà incontro a una «scopertura previdenziale» (cioè la differenza tra il suo ultimo stipendio e l’assegno della pensione) marcata. In pratica, sebbene si tratti di una semplificazione, un 25enne lavoratore dipendente con stipendio annuale iniziale di 25mila euro lordi e dinamica salariale moderata (cioè poco al di sopra dell’inflazione) dovrebbe andare in pensione con un trattamento previdenziale Inps pari a circa il 56% dell’ultimo stipendio a cui potrà aggiungere quanto accantonato con il Tfr. In questo caso, trasformando in rendita il capitale accumulato con il trattamento di fine rapporto, potrebbe arrivare al 60% dell’ultima retribuzione. Se invece optasse, appena assunto, per la previdenza complementare (cioè un fondo pensione o un Pip) la situazione migliorerebbe. Considerando il contributo del datore di lavoro (l’1,50% circa della retribuzione lorda) e che il fondo pensione renda all’anno quanto il Tfr netto (scegliendo cioè le linee a cosiddetto «Obiettivo Tfr»), la pensione complessiva finale (l’assegno Inps maggiorato della rendita integrativa) sarebbe il 68% dell’ultimo stipendio. Un giovane neoassunto potrebbe inoltre decidere di sfruttare, almeno per una parte degli anni lavorativi che ha davanti, le maggiori potenzialità di rendimento che statisticamente offrono le Borse rispetto ai titoli di Stato e alle obbligazioni. Con questa scelta, che nel breve periodo (1-3 anni) potrebbe rivelarsi in perdita, il lavoratore potrebbe ottenere un risultato superiore a quelli delle linee che replicano il Tfr ricavando una pensione finale complessiva tra il 71% il 75% dell’ultima retribuzione. Quale strategia adottare? Il lavoratore potrebbe aderire a un fondo pensione prevalentemente azionario per 30 anni (6% il rendimento medio annuo) per poi spostarsi per altri 5 anni su un prodotto bilanciato obbligazionario (3% il rendimento) per chiudere gli ultimi 5 anni con un fondo di garanzia (rendimento al 2%) per non compromettere i sacrifici fatti.