I più ricchi dell'Aldilà

La rivista americana "Forbes" stila la hit parade dei vip defunti che incassano di più. Dove Elvis batte Lennon

Di certo non si può dire che per diventare ricchi non abbiano dato l’anima. Ricchi da far paura. Elvis Presley, Albert Einstein, Marilyn Monroe, Andy Warhol, Charles Schulz, il papà di Linus e Charlie Brown. Guadagnano più da morti che da vivi. Almeno così giura sulla loro tomba Forbes, bibbia dell’economia, che in coincidenza della commemorazione dei defunti ha stilato la hit parade delle celebrità che incassano di più anche se non ci sono più. Solo i primi tredici hanno messo insieme quest’anno qualcosa come 232 milioni di dollari. Roba da crepare d’invidia. Imperi commerciali che post mortem continuano a vivere grazie allo sfruttamento ultra milionario dei diritti. Aldilà di tutto.

Prendete Elvis. Quest’anno senza muovere un dito ha messo via 49 milioni di dollari. Saranno anche beati gli ultimi ma il primo in classifica è ancora lui. Grazie anche a Graceland, il mausoleo di Memphis, che ha aumentato i ricavi del 15%: con 35 milioni di dollari di incasso ha seppelliti tutti i rivali. Per questo la Ckx Entertainment, che gestisce l'impero Presley, ha fatto sapere che quest'estate, nel 30° anniversario della morte del re, Graceland sarà completamente rinnovata. Ci sarà un hotel nuovo di zecca e un museo multimediale all'avanguardia.

E John Lennon? In un amen ha guadagnato due posizioni, dal quarto al secondo posto con 44 milioni di dollari. Merito anche di un paio di battaglie legali vinte contro la Apple Inc. e la Emi, 100 milioni di dollari che hanno messo le ali anche a George Harrison, ora quarto. Ma non è finita. Perché Steve Jobs, capo della Apple, ha fatto capire che i brani dei Beatles potranno essere scaricati dall'iTunes Music Store. C’è già la fila. Perché si sa, mors tua vita mea.

Dalla hit parade più dark che c’è è uscito invece Kurt Cobain, ex leader dei Nirvana, primo l’anno scorso ma solo perché la vedova Courtney Love aveva venduto i diritti di alcune sue canzoni per 50 milioni di dollari. Quest’anno invece ha dovuto metterci una croce sopra. In compenso sono rientrati Steve McQueen, 6 milioni, e James Brown, 5 milioni, mentre per l’anno prossimo è atteso Luciano Pavarotti. Difficile invece capire dove si piazzerà Aaron Spelling, il grande produttore tv da poco scomparso, i cui eredi continuano a percepire i diritti per tutte le riprogrammazioni di Love Boat e Melrose Place in tutto il mondo. Per i secoli dei secoli.
Anche il turismo funebre è diventato business, c’è pure un sito www.findagrave.com dove sono catalogati gli indirizzi di migliaia di tombe celebri. I vip sono sempre ricercati, vivi o morti. La tomba di Jim Morrison per esempio è visitata ogni anno da almeno un milione e mezzo di persone. Grazie a lui nonostante qui siano sepolti Proust, Chopin, Edith Piaf e Oscar Wilde il Père-Lachaise di Parigi è diventato la quinta attrazione turistica di Parigi. Così come lo Strawberry Fields, il monumento a John Lennon voluto da Yoko Ono in Central park di fronte al Dakota, il palazzo dove fu assassinato. Niente tomba. Perché lui, come Freddie Mercury, Barry White e Janis Joplin, per non fare cappelle hanno preferito farsi cremare. Sui diritti poi si lotta fino all’ultimo sangue. Gli eredi di Marilyn hanno cercato di riprendersi quelli che Anna Strasberg, vedova di Lee, ha in mano da sempre. Alla fine si sono dovuti arrendere. E la cosa, come si suol dire, è morta lì...